“Piccole storie finite male”: Walter Spennato racconta crimini e attualità in un libro da leggere come un disco

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Walter Spennato

Gallipoli – Un libro da leggere come un disco, racconti brevi che si susseguono come le tracce musicali su un vinile o una vecchia musicassetta: è l’originalissimo esperimento da cui nasce l’ultimo libro di Walter Spennato, “Piccole storie finite male”, pubblicato dalla casa editrice Besa (di Nardò) e uscito in libreria in questi giorni.

Con una scrittura dissacrante e ironica, fatta di immagini a effetto che sanno bucare lo schermo (e il foglio) al pari dei post che scorrono sulle bacheche dei social, l’autore riflette sulla quotidianità di oggi e sulla sua narrazione attraverso i media. Una narrazione che rischia di renderci assuefatti, indifferenti, all’orrore e alla violenza.

“Questo libro si legge in 30 minuti e 23 secondi”

A volte, con la scusa che non si hanno 5 minuti per leggere, uno poi si dimentica dell’esistenza dei libri”: Spennato comincia con questa premessa e per avvicinare anche i lettori più pigri indica i “tempi di lettura” accanto a ogni racconto. Venti secondi, nove o addirittura tre, magari un minuto e quarantasei: per leggere basta prendersi una piccola pausa, come quando si ascolta una canzone.

L’omicidio è il tema centrale, ma è solo un “pretesto”: “Un espediente stilistico,
una trovata letteraria per parlare del mondo che mi circonda”, scrive Spennato. Una riflessione sull’attualità, quindi, fuori dalla cronaca nuda e cruda, perché di cronaca nera già traboccano telegiornali e programmi tv, artefici di una sovraesposizione mediatica di sangue, stragi e vittime che banalizza anche il male.

Una penna al posto della pistola

Abbiamo i palinsesti televisivi pieni zeppi di programmi specializzati in donne squartate, madri trucidate, ex mogli scaricate in un cassonetto della spazzatura o buttate nel torrente sotto casa – scrive Spennato. – Ed è così che alcune di queste donne morte ammazzate diventano, senza volerlo, le eroine di macabre fiction low cost girate senza copione”.

Le storie di queste donne, ma anche di chi muore per farsi un selfie, di chi entra in una scuola e fa una strage o sfoga il proprio odio contro la vicina di casa, il parente o lo straniero di turno sono i tasselli che compongono questo mosaico di “piccoli crimini letterari”. Con la pistola sostituita da una penna fumante per raccontare un’umanità che perde la testa, come suggerisce l’illustrazione di copertina realizzata da Valeria Puzzovio.

L’autore 

Walter Spennato è nato a Gallipoli nel 1972. Dottore di ricerca in Sociologia dei fenomeni culturali e dei processi normativi presso l’Università degli Studi di Urbino, è coordinatore della struttura residenziale “Casa per la vita Artemide” di Racale, che accoglie persone affette da disagi psichici. Nei mesi scorsi, sempre a Racale, Spennato ha lanciato un’iniziativa per portare l’attenzione sui temi della malattia psichica raccontando storie e volti degli ospiti della struttura “Artemide” attraverso manifesti artistici sparsi per la città.

“Piccole storie finite male” è la sua quarta raccolta di racconti, dopo i volumi “Sex noir” (2006, Raggio verde), “Piccoli omicidi del cazzo” (2008) e “Quanto mi dai se ti uccido”, questi ultimi due pubblicati da Besa.