Pescatori scomparsi in mare: ricerche con sommozzatori, motovedette ed un elicottero. Veglia di preghiera al Canneto. I racconti degli ultimi incontri

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Gallipoli – A gruppetti i pescatori, tenuti a terra da un forte vento da nord nord-est, non parlano d’altro. Mentre nel santuario va a concludersi la veglia di preghiera indetta da don Gigi De Rosa (foto sotto) “per Fabrizio e Damiano”, fuori e sul molo è un susseguirsi di ricordi, di imprudenze, di drammi sfiorati e di tragedie, come questa scoppiata nella notte tra lunedì e martedì appena trascorsi nel mare di Salve.

L’ultima telefonata con i fratelli “Si erano sentiti (nessuno cita i nomi, ndr) con i fratelli che stavano a pesca tra Otranto e Brindisi. “Noi stiamo tornando” gli avevano detto (al capobarca Fabrizio Piro, disperso con l’addetto Damiano Tricarico, ndr) ma loro sono rimasti a pescare, rimandando il rientro a Torre Vado“. “E’ da giorni che non uscivano, per il mare che c’era”.

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L’ineluttabile si affaccia ogni tanto nei discorsi: “Negli anni Trenta un gallipolino aveva la fidanzata che stava sull’Isola. Un giorno andò a trovarla ma al ritorno il mare capovolse la barca. Lo ritrovarono dopo sette giorni che galleggiava”. “Questo è il vento peggiore, spinge fuori”, è la constatazione che precede l’ultimo filo di speranza. Questa notte si sono registrate raffiche superiori ai 70 chilometri orari, adesso è sui 40-50.

Da Taranto stamattina sono giunti nella zona del Capo di Leuca anche due automezzi dei vigili del fuoco di Taranto. Dalle 5 le ricerche si sono intensificate. Si perlustrano con i sommozzatori alcune grotte presenti in quel litorale da Salve-Morciano di Leuca in giù. Non cessa di roteare l’elicottero dei Vigili del fuoco. Da riva alcuni scrutano l’orizzonte alla ricerca di chissà cosa.

L’ultimo incontro con don Gigi “Domenica qui nel bar – ricorda il rettore del santuario – Mino il sopravvissuto figlio di Fabrizio, mi aveva dato una pacca sulla spalla e poi mi aveva chiesto di benedirlo. “Per i numeri del lotto?” avevo ribattuto sorridendo, visto che sullo schermo scorreva il gioco e spesso qualcuno mi chiedeva un ‘aiutino’ con la fortuna. “No, chi se ne frega”, mi aveva risposto serio, “è che qui va male…” mi aveva detto indicando sconsolato le tante barche ferme nel porticciolo del Canneto”. Al peggio mancavano poche ore.

 

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