Pescatori dispersi, si mobilita una comunità per arrivare a celebrare un funerale. In campo gente di mare, associazioni, studenti, singoli cittadini. Il 6 la ripresa delle ricerche

Distribuiti salvadanai nei locali della città

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Gallipoli – Il messaggio è partito. Grazie anche ai media che lo hanno amplificato, una grossa parte della comunità gallipolina si è messa in moto per i due pescatori dispersi, superando la dura remora che “tanto ormai non c’è più niente da fare” e il profondo rispetto di chi vuole “almeno una tomba su cui piangere”.

I pescatori per primi (hanno perlustrato per lunghi giorni e con i loro mezzi ampi tratti di mare), alcune associazioni, un comitato festa, i dipendenti comunali, un istituto scolastico (l’Ipsia “Da Vinci” frequentato da Aurora, figlia del capobarca), mentre ci sono segnali di altre iniziative in via di definizione.

Ho ricevuto tante telefonate, richieste di informazioni su cosa fare”, racconta Mirco Casarano, cognato di Fabrizio Piro e amico del collaboratore anche lui disperso, Damiano Tricarico. Casarano è il motore dell’iniziativa che porterà qui il 5 la motobarca specializzata Andromeda, di una società romana e ormeggiata a Fiumicino. Il trasporto e le prime spese sono costate già 6mila euro.

Ci hanno comunicato che porterà anche un’altra apparecchiatura ancor più sofisticata, che “vede” anche cose ricoperte dalla sabbia”, dice Casarano, anche se nessuno si fa più illusioni. “Abbiamo distribuito dei salvadanai in negozi, bar e locali”, aggiunge. La cifra da raggiungere per i primi dieci giorni è a quota 25mila euro. La motobarca sarà ormeggiata al porto di Leuca.

Tocca a Casarano, noleggiatore e pescatore per hobby, portare avanti l’iniziativa. Troppo provati i familiari, a cominciare dal figlio Mino, unico superstite del naufragio nel mare di Pescoluse (Salve) che non fa che ripetersi “lo dovevo salvare, lo dovevo salvare” riferito al padre che era riuscito ad afferrare in quei minuti convulsi in cui la barca li aveva gettati in acqua, alle 3 di notte del 5 febbraio; l’altro pescatore, Damiano, si era afferrato ad un pezzo di legno, il tettuccio della motobarca “Aurora”, prima di scomparire.

Voci di coloro che gli sono vicini, riferiscono di una casa intrisa di silenzi e di sgomenti; una sorta di veglia funebre interminabile che sbatte contro lo stato dei fatti e i prossimi appuntamenti familiari già programmati, come il battesimo della neonata di Mino, a Pasqua. Chissà se si farà. Per adesso il padre della piccola non vuole più sentir parlare di mare.

Per adesso ci si aggrappa all’ostinata voglia di ritrovarli, di celebrare un vero funerale, di ricomporre gli elementi smembrati da un mare che pure li aveva ricompensati spesso per le loro capacità, rivenienti da tre generazioni. In fondo, si sta facendo tutto questo per un funerale. E in tanti lo hanno capito.

(nella foto Mirco Casarano e Cosimo Mino Piro)