Per ogni contagiato, 40 contatti da rintracciare, decine di medici tolti da altri servizi e bisogni… sotto i nostri occhi

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Si fa presto a dire che ieri – nell’arco delle 24 ore in cui i dati sono stati raccolti in Puglia – i contagiati emerse dai test sono stati 163, quindi di meno rispetto alla giornata precedente. “Di meno” rischia di essere una valutazione piuttosto aleatoria, basata su numeri fissi, non in rapporto cioè con il numero dei tamponi effettuati.

Se, come accaduto ieri appunto, i controlli sanitari calano e le infezioni sono quelle citate, è il rapporto tra tamponi e positivi a determinare l’andamento dell’epidemia. Non la cifra fissa. E il rapporto percentuale dà un 6,7 di casi ogni cento test, questo sì segnale inequivocabile di un aumento del carico virale.

Non è questa l’unica stranezza che viene fuori dalla lettura di alcuni titoli, da cui non sono scevri neanche i grandi network infirmativi che sparano appunto numeri terribili (decine e decine di migliaia di decessi negli Usa, per esempio) tralasciando il dato che quei numeri vanno rapportati – per dare loro un giusto peso – alla consistenza della popolazione.

Se le azioni di contrasto, se le scelte governative vanno proporzionate alla curva disegnata dai dati, ai fini di una manovra di prevenzione sempre più adeguata ai tempi, non si può fare diversamente, spiegano esperti nazionali e internazionali.

Invece ci pare che la tentazione di fare battute e sarcasmo sul susseguirsi degli ormai noti Dpcm, è più forte di qualsiasi altra considerazione o paura. Vedasi quanto sta accadendo in queste ore, appena diffuso appunto l’ultimo Decreto del Presidente del consiglio dei ministri, tra ironie, illustrazioni, letture fallaci, puntualizzazioni.

“Ma come, neanche una festicciola in casa mia posso fare?”. “Ma perché il basket sì e il calcetto no?”. Tranquilli, tra un po’ arriveranno quelli della “dittatura sanitaria”. “E poi, che può succedere mai? Si è visto che si guarisce…”.

Dietro a questi ed altri modi di dire (e di pensare) annega ogni tentativo di ragionamento. Che dovrebbe partire dai numeri, appunto.  Ci si passa sopra troppo velocemente e spesso strumentalmente. Ma sapete quante persone vanno individuate, cercate e rintracciate per ogni singolo positivo? Quaranta in media.

E sapete quante persone (medici, infermieri, operatori sociosanitari…) vanno impiegate in questo lavoro, finalizzato a rintracciare eventuali altri casi che hanno condotto il virus fin qui? Sono tutti operatori della Sanità pubblica da distogliere dai loro compiti che magari riguardano esami ambulatoriali, day hospital, attività cliniche, servizi poliambulatori, ospedalieri…

Questo è il rischio maggiore, già diventato realtà quando – nei mesi di chiusura – anche malati oncologici non gravi si sono visti rinviare a data da destinarsi cure e controlli. “Se la situazione dovesse aggravarsi, superando stabilmente le soglie sopportabili e controllabili – hanno ripetuto a più riprese le autorità sanitarie nazionali – non avremmo il personale necessario”.

Allora, forse è il caso di diminuire il lavoro di coloro che devono ricercare le tracce lasciate dal virus. Anche un solo contagiato “libera” quaranta persone, evita loro l’isolamento domiciliare, non assorbe operatori addetti ad altri servizi, non semina lutti. E ci fa sentire tutti quanti un po’ meno colpevoli verso chi soffre e complici del nemico, suo e nostro.