Per le donne voti e tempi di laurea migliori ma retribuzioni inferiori: lo dice il “Bilancio di genere” dell’Università del Salento

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Lecce – In occasione della Giornata internazionale della donna, l’Università del Salento ha presentato quest’oggi il primo “Bilancio di genere” curato dal gruppo di lavoro appositamente istituito dal rettore Fabio Pollice e dal direttore generale Donato De Benedetto e di cui hanno fatto parte, con il coordinamento della delegata alle Politiche di genere Anna Maria Cherubini, le docenti Monica Mc Britton, Emanuela Ingusci e Claudia Sunna, i docenti Enrico Ciavolino e Andrea Ventura, le dottoresse Monica Croce, Sabina Mastrolia e Stefania Presicce con la collaborazione del dottor Fulvio Signore.

I principali dati dello strumento, ritenuto “essenziale” per realizzare la parità di genere e per integrare la prospettiva di genere in tutte le politiche dell’Ateneo, sono stati presentati dalla professoressa Cherubini. Emerge che UniSalento ha circa il doppio di studentesse rispetto agli studenti: la provenienza geografica degli iscritti è quasi totalmente regionale (Puglia), ma la mobilità nei programmi di studio internazionali è elevata e rispecchia la composizione studentesca.

Studentesse più brave dei colleghi

Una parte consistente degli iscritti dichiara redditi al di sotto della soglia richiesta per la piena tassazione ed una grandissima maggioranza non ha genitori laureati. In controtendenza con i dati nazionali, si rileva una maggiore percentuale di laureate in discipline scientifiche.

In termini di voto e di tempi di laurea, la performance delle studentesse è nettamente migliore di quella degli studenti anche se i dati su occupazione e retribuzione non rispecchiano questo trend positivo di performance, confermando invece i divari a svantaggio delle donne riscontrati anche a livello nazionale.

“Parità di genere” quale obiettivo

Fabio Pollice

« Questo Bilancio è anche un messaggio verso l’esterno: è importante per la nostra comunità accademica e per l’intero territorio perseguire e raggiungere la parità di genere», ha affermato il rettore Pollice mentre la professoressa Cherubini ha sottolineato come “la lettura incrociata dei dati relativi al reddito e alle condizioni sociali delle famiglie di origine, all’occupazione e alla provenienza degli studenti e delle studentesse, conferma il rilevante ruolo che UniSalento svolge sul territorio in termini di crescita culturale e sociale complessiva della comunità salentina. Questo vale in particolare per le donne, che in maggioranza studiano restando sul territorio e che, grazie al titolo acquisito, hanno comprovate migliori opportunità di occupazione”. «L’obiettivo a medio termine è l’integrazione del Bilancio di genere con il Bilancio di Ateneo, per l’adozione di un approccio di genere nella pianificazione e nella rendicontazione delle risorse finanziarie», ha detto il direttore generale De Benedetto.

Spulciando tra i dati si scopre che le donne sono circa il 41% del personale docente; la presenza femminile nella composizione del personale docente diminuisce all’aumentare del livello di carriera, fino a scendere al 20% nella prima fascia della docenza. La scarsa presenza di donne nelle posizioni medie e apicali è ancora più evidente nelle discipline cosiddette “Stem” (ovvero tecnico-scientifiche).

Poche le donne al vertice 

«Nonostante i miglioramenti osservati nell’ultimo anno della rilevazione, le donne sono sottorappresentate nella governance d’Ateneo», si legge nella relazione. Il “Glass ceiling index” di UniSalento evidenzia pure che le donne sono ancora più sottorappresentate nelle posizioni apicali di quanto lo siano nel gruppo delle università individuate nel benchmark (“parametri di valutazione”), e più in generale negli Atenei italiani.

La parità di genere, per il triennio 2017/19 viene rispettata per quanto riguarda la composizione del personale tecnico amministrativo in servizio, con una presenza femminile di poco inferiore al 50 per cento, con notevoli variazioni nell’ambito delle aree funzionali Amministrativa e Amministrativo-gestionale, Area Biblioteche e Area 02 Cel, che vedono una forte prevalenza di donne con percentuali superiori al 60%.

La presenza di donne cala decisamente nelle posizioni apicali. «Osserviamo che, sino al 2017, il legislatore aveva bloccato le progressioni verticali. Le nuove procedure sono state già inserite nella programmazione del fabbisogno di personale 2020-2022 e possono essere un’opportunità per riequilibrare la composizione per genere delle categorie apicali». Le donne, inoltre, tendono a usufruire maggiormente del tempo parziale, così come dei congedi parentali.