Patate Dop, l’altro oro giallo. Inizia l’era del rilancio

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Aldo Reho e Salvatore Manfreda
Aldo Reho e Salvatore Manfreda

Con un marchio europeo di qualità, che arriverà non appena scadranno i termini di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione, arriveranno anche altri compiti e impegni per rendere “viva” e magari far tornare agli anni migliori la coltivazione della “Patata novella di Galatina”, la nuova Dop di cui può fregiarsi il Salento.
Ci sarà da costituire il Consorzio di tutela, con dentro produttori, associazioni di categoria, commercianti, Istituzioni. Soprattutto, ci saranno da rinforzare le ragioni, paradossalmente proprio ora che il più è fatto, per cui la denominazione di origine protetta può diventare quella possibilità di sviluppo che in tanti cercavano. In tanti, un tempo. E ora?
L’associazione di produttori, l’unico soggetto abilitato a presentare l’istanza, nel lontano 2002, è guidata da un produttore storico, Salvatore Manfreda, di Alliste. «è passato molto tempo – dice – il settore è andato scemando con i produttori piuttosto demotivati. Speriamo adesso che lo stimolo sia capito e che si incentivi il ritorno alla produzione e alla commercializzazione. Usciamo da 4-5 anni in cui il prodotto è rimasto in gran parte invenduto mentre i costi sono sempre aumentati». Manfreda richiama l’esperienza fatta con i suoi due figli “che avrei voluto lavorassero in campanga con me”: uno ha abbandonato le patate per coltivare ortaggi a chilometro zero; l’altro, laureato alla “Bocconi” di Milano, è ripartito.

Questa stagione non sta andando male; la richiesta c’è, i prezzi reggono (sono a 0,55 euro a chilogrammo) e – elemento significativo – sono arrivate nuove adesioni all’associazione, curata e assistita da Aldo Reho, commercialista di Racale e “padre”, con l’agronomo Mario Troisi. della Dop.
Quanto può pesare, nei conti di un’azienda, l’arrivo di questo riconoscimento? «Certe aziende valgono più per il marchio che hanno che per altri aspetti (immobili, macchinari, quantità prodotte…) – rileva Reho – la reputazione è un valore economico  notevolissimo e gli investimenti chiunque li può fare ma il brand inimitabile è unico. E noi ce l’abbiamo, come Salento, per quanto riguarda il richiamo turistico, l’agroalimentare e l’ittico, la gastronomia, tutti elementi del valore di un territorio».

Ma bisogna invertire l’aria pesante delle delusioni accumulatesi negli anni. Se solo la Dop fosse arrivata prima… «Beh, certo che sarebbe stato meglio, ma è importante che comunque sia stato fatto», risponde Troisi, che ha vissuto incomprensioni, rallentamenti, disguidi burocratici, gli “approfondimenti” richiesti dal Ministero delle Risorse agricole. «Ora è fondamentale – aggiunge – coinvolgere l’opinione pubblica, spiegando cos’è, a cosa serve, quali vantaggi può portare. E il Gal “Serre salentine” potrebbe svolgere un importante ruolo al riguardo».