Partire dal Salento senza allontanarsene, “Nell’ora blu” è il viaggio poetico di Maria Rosaria Cristaldi

Il volume farà parte del bagaglio della “Littorina poetica” che il 27 aprile partendo da Maglie, approderà a Gagliano del Capo

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Maria Rosaria Cristaldi

Casarano – È possibile partire, allontanarsi dal Salento senza partire davvero mai. Perché la terra, le radici rimangono dentro, ben radicate e non solo nella memoria. Sensazioni, colori, incontri, mare e cuore si mescolano nelle poesie di Maria Rosaria Cristaldi (nella foto) non senza dolore, fino ad arrivare allo  “spasmo”, termine non evocativo e poco poetico che torna più volte.

Poesia amara e forte quella che pervade il testo “Nell’ora blu”, fresco di stampa nel marzo 2019  per i tipi de La Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, Roccafranca (Brescia). Già presentato in alcune città del Nord, il 27 aprile farà parte del bagaglio della “Littorina poetica” che partendo da Maglie, approderà a Gagliano del Capo.

Il libro si divide in due parti: “Brevità dell’assenza”, che raccoglie una serie di versi dedicati a condizioni e sentimenti inevitabili scaturiti da “distanze” non solo spaziali e temporali, e “Lu Rusciu te lu mare”, brevi racconti di cui uno, da cui trae il nome la sezione, tradotto in dialetto salentino da Daniela Liviello (originaria di Taviano e residente a Racale). I racconti sono quasi una esercitazione stilistica nella loro lineare semplicità, corredo e completamento del nucleo poetico contenuto nelle liriche. Il testo, inoltre, è arricchito dalle illustrazioni dell’artista Donatello Pisanello (di Taviano), compositore di colonne sonore, musicista tra i più interessanti della scena salentina e fondatore del gruppo di tradizione viva Officina Zoè.

Partenza ed eterni ritorni Al centro della poesia ci sono il viaggio, il distacco dalla terra e dalle persone care, il ritorno parcellizzato in tanti ritorni e le sensazioni che accompagnano il desiderio di andare e nello stesso tempo  quello di tornare: “Gli abbracci spezzati” si staccano dal silenzio;  il cuore è “di pianto, un pianto antico/durato fin troppe stagioni;  tra chi parte e chi resta ci sono “distanze d’asfalto, allontanandomi/da mani piene di tutto./Da una terra governata da forze ancestrali che sempre hanno/guidato i miei passi”.

Non resta che la preghiera accorata “Riportami al Sud, nella luce che fiera e accecante ferisce” anche perché al Sud è rimasta una madre: “La mia strada correva verso casa con gli occhi pieni di te/del canto struggente e premuroso del mare/nel nostro tempo”. E ancora:“Ti avvicinavi in un vergine abbraccio senza più lacrime/per quel destino d’asfalto che separa memorie” per cui “Era un supplizio la mia lontananza/che si ricongiungeva, poi, al profumo intenso/delle tue spezie sapienti”.

Storia personale e storia di tutti Niente è capace di svelare le profondità del cuore umano con maggiore trasparenza di un testo poetico. D’altronde, si sa, i poeti non hanno pudore “Eppure, – come si legge nell’introduzione di Franco Ghigini – disvelando precisamente i sentimenti di una storia personale e gli umori sapienti di una terra rischiarata da “luce che fiera e accecante ferisce”, le parole ordinate in questi fogli invitano a dimenticarne l’intenzione originaria per evocare gl’infiniti sensi di ciò che, diverso in ciascuno, a tutti in fondo appartiene”. Così la storia di uno diventa lo specchio in cui tanti si ritrovano.  È proprio questo uno degli indicatori della poesia.

L’autrice Maria Rosaria Cristaldi nasce a Lagonegro ma, fin dalla prima infanzia, insieme alla sua famiglia, si trasferisce a Casarano. Si laurea in Beni culturali e avvia, poi, da giornalista, collaborazioni con diverse testate  e alcuni uffici stampa. Da circa dodici anni, è docente di Lettere in scuole della provincia di Brescia dove attualmente risiede. Nel 2018 si aggiudica il premio “Poesia visiva” nell’ambito di “Corrispondenze”, mostra internazionale d’arte contemporanea.