Parole, fatti e “perdono” nei setti anni a Parabita di padre Clemente

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PARABITA – «In questi sette anni ho dimostrato attraverso la parsimonia della parola, quanto essa è importante. Può edificare ma anche distruggere. Secondo Benjamin Franklin, padre fondatore dell’America, le parole svelano gli “uomini” e i fatti i “grandi uomini”. Sono ricorso all’aiuto della magistratura soltanto per cercare quel sollievo che ho trovato solo nella mia clemenza, concedendo la remissione di querela a un membro di questa comunità. Mi auguro di aver dimostrato di essere un uomo di fatti e non di chiacchiere. Grazie Parabita, perché da voi ho ricevuto di più di quanto io vi abbia saputo dare!». Attraverso queste parole, il rettore uscente della basilica della Coltura di Parabita, padre Clemente Angiolillo, si è congedato dalla città salutando i numerosi fedeli presenti in santuario per la messa delle 18.30 del primo novembre. Chiaro il riferimento al caso di cronaca giudiziaria che lo ha visto “necessario” protagonista per aver dapprima querelato una parrocchiana dai comportamenti “insistenti” e poi per averla “perdonata” rimettendo la stessa querela.

A presiedere la celebrazione di  ringraziamento per i sette anni di rettorato svolti in città dall’ex superiore della comunità domenicana, il vescovo della diocesi di Nardò e Gallipoli, Fernando Filograna il quale durante la sua omelia ha affermato: «Riconosco a padre Clemente di aver svolto un lavoro silenzioso ed efficace per il bene di questo tempio mariano». Tanta è stata anche la commozione da parte della professoressa Costanza Marsella, la quale salutando padre Clemente a nome dell’intera fraternita laica domenicana della basilica della Coltura ha affermato: «Lasciamo parlare i nostri cuori perché in questo momento per noi tutti laici domenicani è difficile trovare le parole idonee ad esprimerti il nostro vero grazie. Di te possiamo ricordare la premura e la vigile guida che tu hai manifestato in ognuno di noi».

Alla celebrazione era presente anche il nuovo superiore padre Francesco Marino. Tra le sorprese della serata anche l’arrivo da Pescopagano (il centro lucano dov’è nato padre Clemente) della sorella Filomena accompagnata dal marito Mauro e dai piccoli Cesare e Maria Grazia.