Parco di Gallipoli, a 13 anni dalla nascita arrivano le isole ecologiche per i rifiuti. Un coro: “Finalmente!”

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Gallipoli – Un grande, grosso e ironico “Finalmente!” ha salutato l’arrivo ai varchi d’ingresso nel parco regionale Isola di S. Andrea e litorale di Punta Pizzo delle isole ecologiche al servizio dei visitatori.

I bidoni colorati sono arrivati sul litorale sud che fa parte dell’area protetta nella mattinata di ieri, a cura della Gial Plast, l’azienda tavianese che gestisce il servizio rifiuti solidi urbani della città (e dell’Aro 11). “Ora chi sporcava non ha più scuse”, hanno commentato alcuni  sulle reti sociali.

I raccoglitori agli ingressi al parco

Ora ci sono i punti precisi – gli ingressi – in cui lasciare i rifiuti, naturalmente differenziati, senza abbandonarli dappertutto, incuranti della bellezza del luogo. Un “Finalmente di sollievo” se lo lascia scappare anche Maurizio Manna, direttore regionale di Legambiente e gestore col circolo locale dal 2010 dei servizi esterni, valorizzazione e monitoraggio su incarico dell’Autorità di gestione del parco.

Sette chilometri di costa per un territorio di 700 ettari (di cui 50 dell’Isola), l’area naturalistica nata ufficialmente nel 2006, è il “tesoro” più importante  del Sac Salento di mare e di pietre. Ma nonostante che abbia tutte le carte in regola, anche dal punto di vista degli interessi suscitati e dei sempre più numerosi frequentatori, il parco non se la passa ancora bene.

Canadair in azione per incendi nel parco

Ne sono prova non solo i ritardi con cui vengono approntati servizi essenziali – vedasi appunto le isole ecologiche – come i sistemi di vigilanza e protezione spesso facilmente superati da ignoti o malaccorti incendiari, come è successo questa estate con due gravi roghi divampati lungo il litorale sud (in uno con la macabra scoperta di un corpo umano carbonizzato dalle fiamme).

In queste occasioni si sono levate nuovamente richieste di sorveglianze adeguate usando tecnologie appropriate (videovigilanza) ed anche agenti “in borghese” per poter individuare subito focolai pericolosi e magari arrivare ad individuare gli artefici. Si è richiamato, come esempio, il servizio di vigilanza in atto da qualche anno nel Parco regionale di Portoselvaggio (Nardò).

Nello scorso febbraio sono arrivati dalla Regione 55mila euro, contributi “per gli obiettivi stagionali dell’area protetta”. In quella occasione il presidente dell’Ente Parco, Gianluigi Barone di Nardò,  come prossimo traguardo aveva annunciato l’avvio ufficiale di un progetto complessivo per il parco.

Si è naturalmente in attesa anche delle videocamare, annunciate per la prima volta nel novembre 2011 durante la reggenza del Comune da parte del commissario straordinario Mario Ciclosi. Il progetto di “occhi elettronici” per il giacimento ambientale si accompagnava all’altro per il centro storico. Dopo l’ultima rovente estate (che deve ancora finire), in tanti sperano che questo prezioso bene naturalistico sia adeguatamente tutelato e veramente protetto.

Per adesso c’è questo piccolo sollievo delle isole ecologiche e il sarcasmo di chi scrive “In largo anticipo per l’estate 2020.