Matino – Si sono visti finora una cinquina di volte , quindi già prima della ufficiale fusione dei Comuni di Acquarica del Capo e Presicce, ora Presicce-Acquarica, ma è indubbio che l’idea che già circolava ha avuto da questo evento una accelerata quantomeno verso una apparizione pubblica.

Il primo comunicato ufficiale è firmato dal parabitano Marcello Seclì e dal matinese Cosimo Mudoni, ma il comitato promotore di una eventuale fusione tra Matino (11.500 abitanti) e Parabita (9.100) conta con loro 29 persone.

Cosimo Mudoni

Ecco i componenti del “comitato intercomunale  Parabita & Matino”: Antonio Cataldo, Federico Chezza, Angelo De Donatis, Donatella De Matteis, Gianluca De Salve, Luca De Salve, Fabio Dimo, Mauro Fiorentino, Antonio Garzia, Arturo Malorgio,   Quirino Marsano, Venceslao Marsano, Maria Rosaria Marsano, Donato Marsano, Gianluca Montunato, Cosimo, Mudoni, Anna Piccinno, Antonio Pispico, Luciano Provenzano, Massimo Quarta, Adriano Romano, Alessandro Romano, Giuseppe Romano, Luigi Cosimo Romano, Giovanna Scorrano, Fiorentino Seclì, Marcello Seclì, Alfredo Tamborrini, Alfredo Vitali.

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 I 29 protagonisti, alcuni in rappresentanza anche di varie associazioni, hanno preso l’impegno di promuovere momenti di confronto e discussione nei due paesi “per valutare in maniera più analitica le tematiche che accomunano i due centri e l’opportunità che i due Comuni avviino l’iter per la fusione”.

“Come primo passo vorremmo che le due Amministrazioni comunali chiedessero alla Regione un piano di fattibilità, come indicato dal professore Luigino Sergio e come fatto preliminarmente anche nel recente caso di fusione qui nel Salento”, dice il professore Mudoni, docente in pensione e componente del’associazione Autori matinesi. Con altri tre – Giuseppe Romano di Matino, Antonio Cataldo di Parabita come Marcello Seclì – Mudoni fa parte del nucleo fondatore del progetto.

“In ragione di una consolidata interazione urbanistico-territoriale e di storici rapporti economico-sociali – si legge nella nota del comitato intercomunale – risulterebbe opportuno, se non necessario, per cercare di dare una risposta innovativa al futuro delle due comunità che già registrano consolidati rapporti socio-culturali ed economico-professionali, affinità morfologiche e territoriali, una conurbazione urbana sempre più stretta, la gestione di alcuni servizi in comune, l’attivazione del Distretto urbano del commercio e la partecipazione unitaria a diversi bandi regionali”, avendo dei vantaggi sugli altri Comuni concorrenti.

Tra i servizi e le funzioni su cui l’ipotizzato nuovo Ente “potrebbe intervenire con tempestività ed efficacia per una gestione più organica e innovativa”, ci sono la pianificazione territoriale intercomunale; l’ecologia, l’energia e le risorse del territorio; le problematiche idrogeologiche e di Protezione civile; la gestione dei beni culturali ed ambientali; i servizi alla persona (Cultura, Mobilità, Sanità, Sicurezza, ecc.).

Dalla fusione verrebbe fuori una cittadina di oltre ventimila abitanti. Non è la prima volta che ci si pensa, ma forse i tempi adesso sembrano essere più maturi e i vantaggi maggiori.

(nella foto la nuova statua di S. Giorgio posizionata poco più di un anno fa al confine tra i due paesi)

 

 

 

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