Parabita-Matino: “Ipotesi fusione? Meglio il progetto Città policentrica”

Il Sindaco della città delle Veneri, Stefano Prete, chiude la porta all'ipotesi e rilancia un vecchio progetto che coinvolge 12 Comuni con Sannicola capofila

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Parabita – “Fusione? No, grazie. Meglio il progetto “Città policentrica”. Se il Sindaco di Matino, Giorgio Toma, che aveva già espresso il proprio scetticismo sull’argomento, si è riservato di confrontarsi con i consiglieri comunali prima di capire se e come proseguire, per il sindaco di Parabita la risposta all’ipotesi di fusione delle due città è un secco “no”. Queste le posizioni dei due amministratori, al termine degli incontri informativi organizzati dal Comitato intercomunale Parabita&Matino, l’ultimo tenutosi ieri sera a Parabita presso il cortile del liceo artistico di via Fiume (il primo al Marchesale di Matino). Incontri finalizzati ad avviare un dibattito partecipato tra enti e cittadini per capire se anche nei due Comuni, dopo il caso Presicce e Acquarica, potrebbero esserci gli estremi per avviare l’iter dell’accorpamento amministrativo.

“Fusione ok solo per i Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti”

«Se lo Stato ha la legittima esigenza di ridurre il numero e la frammentazione dei Comuni può farlo iniziando da quelli davvero molto piccoli, di poche centinaia di abitanti. In Italia – ha spiegato il sindaco della città delle Veneri, Stefano Prete – ci sono 7.914 Comuni, di questi ben 5.500 sono sotto i 5.000 abitanti. Sarebbe più corretto spingere lì una fusione, più che a Parabita e Matino che ne contano, rispettivamente, 9.000 e 11.000».

“Da rilanciare il progetto Città Policentrica con 12 Comuni”

Le strade per far collaborare Parabita e Matino, senza arrivare ad una drastica fusione, sono tante – è stato rilevato ancora – alcune già avviate, ed altre da mettere legittimamente in campo. A partire, per esempio, dalla riproposizione del progetto “Città Policentrica”, sottoscritta da 12 Comuni (con Parabita e Matino ci sono anche Sannicola capofila e poi Gallipoli, Alezio, Tuglie, Aradeo, Neviano, Alliste, Racale, Taviano e Melissano), su cui lo stesso Sindaco di Parabita ha molto insistito in campagna elettorale.

“L’esempio negativo del taglio delle Province” 

Per Prete, insomma, le ragioni del no sono ben superiori ai vantaggi prospettati in termini di maggiori finanziamenti e razionalizzazione della spesa sul territorio. «Per ridurre i costi della politica – ha chiarito, a titolo di esempio, il sindaco di Parabita – abbiamo tagliato le Province. Il risultato è che oggi, mancando quel livello istituzionale intermedio, è molto difficile per un Comune interfacciarsi e interloquire direttamente con la Regione. Fondendo i Comuni rischiamo di fare la stessa cosa: rischiano di diminuire i servizi e la capillarità dell’azione sul territorio. Quanto andrebbe incontro alle esigenze della comunità un Comune più ampio e dispersivo?».

A difesa di identità e storia 

Ma le motivazioni del “no” del Sindaco attingono anche alla storia e all’identità del territorio. «Che valore hanno – chiede il Primo cittadino – centinaia di anni della nostra storia, la nostra identità, il nostro stemma civico che verrebbe cancellato per sempre? Valgono quei 20 milioni di euro complessivi che ci arriverebbero in cambio? Per me valgono molto di più».