Palude del Capitano museo dei vandali. FOTOGALLERY

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Nardò. Tre giorni di indagini e perlustrazioni degli speleologi della Delegazione Sud Italia della Scuola Nazionale di Speleologia subacquea della Società speleologica italiana, per bonificare la Palude del Capitano, nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Puliamo il buio 2015”, organizzata dalla Società speleologica italiana, che si è svolta dal 25 al 27 settembre scorsi, con l’obbiettivo di individuare, segnalare e – se possibile – bonificare tutte quelle cavità, naturali e artificiali, che spesso l’inciviltà dell’uomo trasforma in vere e proprie discariche abusive.

Per tre giorni, la Delegazione Sud Italia della Scuola nazionale di Speleologia subacquea, coordinata dal neritino Raffaele Onorato (istruttore nazionale di 2° grado), ha lavorato per quantificare, qualificare e  rimuovere i rifiuti presenti nel bacino carsico della Palude del Capitano, l’importante zona umida che dal 2006 è parte integrante del parco naturale regionale di “Portoselvaggio e Palude del Capitano”.

Il bilancio dell’intervento è stato positivo. Con la collaborazione della ditta Bianco Igiene ambientale, dell’assessore Mino Natalizio, e di tre volontari di Legambiente che si sono occupati della pulizia dell’area intorno alla specchio d’acqua della “palude”, otto speleosub brevettati, provenienti da tutta la regione, oltre che da Nardò, hanno perlustrato i fondali del lago carsico ripulendoli da circa 200 chilogrammi di rifiuti divario genere. Il primo elemento di inquinamento restano purtroppo le cartucce di fucili da caccia; seguono i residui di picnic, come lattine e teglie di alluminio, piatti di plastica; il terzo elemento sono le bottiglie di vetro (birra) e plastica; e infine i più svariati oggetti: vecchie radioline, telaio di motorino. «Per fortuna non è tanto – dice Raffaele Onorato – forse meno di un decimo rispetto alla quantità prelevata nel corso della pulizia fatta sette anni fa, in collaborazione con le scuole. Vuol dire che la perimetrazione di protezione dell’area umida funziona. Servirebbe solo un po’ più di vigilanza».

Tutti gli interventi sono stati effettuati da speleo-subacquei brevettati, dotati di competenze tecnico-pratiche adeguate. Le informazioni ottenute dai sopralluoghi, saranno raccolte nel Censimento delle cavità a rischio ambientale (Cra), un elenco in continuo aggiornamento, che fornisce le informazioni preliminari a coloro che vogliono collaborare per proteggere l’ambiente e le risorse idriche.