Padre padrone violentatore con la moglie, i figli e i loro piccoli amici: 24 anni e mezzo di carcere

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Sud Salento – La chiave della galleria dell’orrore è stata rinvenuta un anno e mezzo fa e poi usata dai carabinieri della Compagnia di Maglie. A dare il primo giro è stata una ragazzina minorenne capitata in casa dei suoi coetanei, una coppia, e finita nel dramma che c’era tra quelle mura ad opera di un padre padrone violentatore seriale.

La condanna L’uomo, di mezza età, è stato condannato ieri a 24 anni e mezzo di reclusione dal Tribunale di Lecce, un anno in più della pena chiesta dal pubblico ministero.

Il coraggio e la sofferenza di una ragazzina ha così portato alla luce un intreccio di abusi, approcci sessuali e atti violenti, in cui erano capitati anche la moglie, oggi ex, e persino il fidanzatino della sfortunata figlia dell’uomo “reo” – a dire del condannato – di aver raccontato bugie ai carabinieri.

Nelle carte del processo c’è di tutto: ripetuti atteggiamenti a sfondo sessuale, percosse, intimidazioni spesso consumate quando la moglie era fuori di casa per lavoro. Neanche lei sfuggiva al clima di terrore che aveva impregnato quella casa in cui la piccola denunciante aveva avuto il coraggio e la prontezza di riflessi di sfuggire ad ogni tentativo di contatti fisici finalizzati a soddisfare le voglie dell’autore, spesso ubriaco. Le “attenzioni” dell’ex consorte, che faceva ricorso anche a droghe, erano ovviamente aumentate dopo la manifesta intenzione di mettere fine al matrimonio.

Violenza sessuale aggravata, maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e persino spaccio di droga per aver obbligato il figlio a fumare marijuana: questo il carico penale che ora l’uomo col suo avvocato tenterà di alleviare per quanto possibile. Anche il divieto di  frequentare luoghi abitualmente frequentati da minori.

I resti da “smaltire” Chiusa la prima fase del processo giudiziario, restano nel più profondo dell’animo dei protagonisti involontari le macerie da rimuovere e superare.

Quel bambino “che non c’è più” Sulla Gazzetta del Mezzogiorno Paolo Colavero, psicoterapeuta e psicopatologo di Maglie, dice fra l’altro: “Il bambino abusato in famiglia non c’è più. Ce n’è però un altro al suo posto, persona attraverso e con la quale provare ad iniziare un lavoro lento e difficoltoso di recupero e rinascita, lavoro che veda al primo posto la necessità e il bisogno di essere contenuti mentalmente e fisicamente in un luogo e in una mente che, come quella materna, desideri e immagini da subito il futuro, le preziose risorse e le infinite opportunità  proprie di ogni bambino, al quale mai e in nessun modo dovremmo far venir meno la possibilità e il dono di fidarsi degli altri, del mondo e, in definitiva, di se stesso”.