Pace rosso sangue. L’amaro “risveglio” di una comunità

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IN EVIDENZA. Una sventagliata di Kalashnikov sveglia Casarano dal torpore e dalle illusioni. La mafia non uccide “solo d’estate” (come ricorda il simpatico Pif) ma anche in pieno autunno, nell’area di parcheggio della cittadella commerciale e nell’ora di punta dello shopping serale. Fosse avvenuto notte tempo, magari in un casolare abbandonato di periferia, l’assassinio di Augustino Potenza (foto), più volte condannato (anche all’ergastolo) e poi assolto (nel 2014, dalla Corte d’Appello di Taranto), non avrebbe di certo avuto lo stesso clamore. Si sarebbe forse parlato di un semplice “regolamento di conti”, che invece ora coinvolge l’intera comunità cittadina e non solo. Perché un omicidio tanto eclatante, compiuto da “professionisti”(come fatto capire subito dagli inquirenti giunti al gran completo in via Vanoni), non nasce per caso, non è frutto di un alterco del momento, ma è programmato ed eseguito “scientificamente” e, soprattutto, rompe quella “pax mafiosa” che negli ultimi aveva steso una sottile patina di “normalità” sugli accadimenti locali. Il riferimento è a quanto affermato dal procuratore Cataldo Motta (foto), dal 1992 alla guida della Direzione distrettuale antimafia.

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