Ospedali da riconvertire per l’emergenza Covid. Da Gallipoli l’appello a conservare gli attuali reparti; Casarano chiede il “primo livello”

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L’ospedale di Gallipoli

Gallipoli – Nel giorno in cui l’ultimo Decreto del presidente Conte divide in tre l’Italia, colorandola in zone “rosse”, “arancioni” e “gialle” in base alla gravità dell’incidenza del contagio, la Puglia (candidata alle restrizione intermedie) continua a far registrare un alto numero di tamponi positivi al Coronavirus: sono 994 su 6.196 test eseguiti. La percentuale è del 16%, più bassa rispetto al 19,5% di ieri (con dati da “allineare” come spiegato dall’assessore Lopalco) ma sempre più alta del 15,4% di lunedì e del 10,4% di domenica scorsa.

Si resta in attesa delle decisioni su base regionale, ma in virtù di quanto deciso dall’ultimo Dpcm, anche in Puglia le scuole elementari e medie dovrebbero riaprire, pur in caso di allerta “arancione”, mentre la didattica a distanza rimarrebbe obbligatoria per le superiori. Verrebbe, dunque, meno l’ordinanza del presidente Michele Emiliano che impone la didattica a distanza per tutte le scuole di ogni ordine e grado fino al 24 novembre, visto che il Dpcm toglie alle Regioni il potere di estendere le misure restrittive.

“Non si blocchi l’ospedale di Gallipoli”

Intanto dopo la “chiamata alle armi” di ieri da parte della Regione che ha pubblicato due avvisi (uno in scadenza oggi) per potenziare le Unità speciali di continuità assistenziale e per conferire incarichi di supporto per la Asl, dagli ospedali di Gallipoli e Casarano partono degli appelli per il potenziamento delle strutture.

Da Gallipoli la preoccupazione espressa dall’associazione “Sacro Cuore di Gesù” è quella che l’ospedale cittadino possa essere riservato ai pazienti Covid, con il conseguente blocco di ricoveri e prestazioni esterne. Il Piano della Regione prevede nuovi “riconversioni” per far fronte all’emergenza con l’attivazione di 572 posti letto in provincia di Lecce. L’ipotesi è quella della riconversione di un terzo ospedale, che potrebbe essere Gallipoli o Copertino. Al “Fazzi” di Lecce sono già attivi 40 posti nel reparto “Malattie infettive” e altri 20 (che presto saranno 40) al Dea di “Pneumologia Covid”.

Il “Santa Caterina” di Galatina non sembra in grado di superare i 200 posti Covid: la Asl è dunque al lavoro per ricavarne degli altri altrove. Di ieri è intanto la notizia del blocco dei ricoveri a Galatina, dove da venerdì il Pronto soccorso sarà solo un Punto di Primo intervento per l’accoglienza dell’utenza spontanea e l’eventuale trasferimento presso gli altri presidi ospedalieri in caso di necessità di ricovero.

La situazione nei reparti

A fare il quadro dell’attuale situazione dell’ospedale di Gallipoli è l’associazione “Sacro Cuore di Gesù” presieduta da Giacinto Scigliuzzo. Si ricorda come mettere mano al “Sacro Cuore”, già penalizzato dall’assenza del reparto di Pneumologia, significherebbe privare l’utenza “delle prestazioni sanitarie indispensabili, ed in alcuni casi vitali, fornite dal nosocomio”.

Questa la situazione attuale del “Sacro Cuore”: « L’Unità di terapia intensiva coronarica è piena: 8 posti letto occupati su 8; “Rianimazione” è più che piena con i 5 posti letto occupati, ossia 4+1. I malati oncologici e quelli dializzati, che sono i più fragili tra i fruitori dei servizi ospedalieri, subirebbero disagi molto gravi. Ciò vale anche per i numerosi pazienti diabetici e scoagulati che frequentano sistematicamente gli ambulatori presidiari”.

“Il blocco dei ricoveri – afferma Scigliuzzo – avrebbe comunque effetti pesantemente negativi sull’intera degenza afferente sia a reparti come Ostetricia e Pediatria presenti in un ospedale di primo livello qual è quello gallipolino, sia a tutte le altre Unità operative, basti dire che ieri i ricoveri in Ortopedia sono stati sospesi perché i posti letto erano tutti occupati». Da ciò la proposta circa l’opportunità di riconvertire in ospedale Covid “una struttura sanitaria di base e non di primo livello”.

A Casarano “Ferrari” da rilanciare

Di segno opposto l’esigenza manifestata a Casarano dove, nell’ottica di un rilancio dell’ospedale “Ferrari”, l’associazione “Storia futura” (presidente l’ex segretario Pd Gabriele Caputo) manifesta la necessità di non “perdere tempo” predisponendo una ulteriore struttura “No Covid”, “autonoma e completa, in grado anche di supportare le odierne carenze degli ospedali Covid dovute alla chiusura o contingentamento di alcuni reparti”. «Non dimentichiamo – scrive Caputo – che la Asl di Lecce è chiamata già da ora a supportare, se necessario, le altre Asl in cui i casi registrati son molti di più e le strutture ospedaliere rischiano di non essere più sufficienti».

Opportunità per il “Ferrari”

Un’opportunità, dunque, per il “Ferrari”: «Non si tratta più della solita annosa questione relativa ai meriti (antichi e recenti) dell’ospedale di Casarano: si tratta invece di assumere, come già prospettato e richiesto al Ministero della Salute prima dell’ultima competizione elettorale, quella rettifica al Piano di riordino ospedaliero che decreterebbe finalmente la possibilità, per la Asl di Lecce, di un ulteriore ospedale di primo livello». Altra richiesta quella di utilizzare il “triage” all’ingresso delle strutture ospedaliere (incluso il “Ferrari”) e non nei Pronto soccorso, “ed una intelligente strutturazione dipartimentale su base provinciale che consentirebbe di salvaguardare meglio le strutture “no Covid”, garantendo in esse l’espletamento anche dei normali interventi programmati e delle necessarie cure in caso d’emergenza, evidentemente in una struttura diversa
da quelle oggi in affanno”.