Ora che Briatore è distratto, due cose ce le dobbiamo dire

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Il fatto è partito dall’arrivo in quel di Gallipoli di uno yacht di lusso “con 12 persone facoltose a bordo”, come è stato fin da subito sottolineato. Nei pressi del porto è stato chiesto tramite una agenzia marittima, di attraccare presso i pescherecci ormeggiati a pochi passi dalla piazza del mercato del pesce. Dalla Capitaneria di porto hanno obiettato che in quella zona non era consentito, ma c’era a disposizione il molo foraneo (per intero: non c’era nessuna altra grossa imbarcazione).

Le “dodici persone facoltose”, praticamente milionari, hanno allora preferito andare verso Otranto e lì vedere soddisfatto il proprio desiderio.

“Robe da pazzi! Fanno scappare da Gallipoli dodici persone facoltose!” ha tuonato Flavio Briatore, imprenditore e dirigente sportivo. Da quando alcuni anni fa ha lasciato la Sardegna (che l’ha lanciato nel turismo di lusso) sotto la spinta di regole giudicate eccessive, ha indicato il Salento come nuova meta adatta a lui, probabilmente convinto – chissà perché – che nel Salento si può fare di tutto.Soprattutto, verrebbe da pensare, se si è “facoltosi”.

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Le spiacevoli delusioni anche di marca giudiziaria  in quel di Otranto, in cui stava realizzando un lido andando oltre quanto autorizzato (per quel che se ne sa al momento), lo hanno fatto nuovamente  arrabbiare. Per cui sembra da qualche tempo che non perda occasione per parlare, male, del Salento e dei salentini, trattati da impenitenti ingrati.

Noi ne abbiamo di cose da farci perdonare, alcune anche imperdonabili per quanto sono datate (vedi i trasporti o i rifiuti). Spesso mettiamo in piedi una retorica bolsa e senza fondamento alcuno, in nome di campanili intoccabili e indiscutibili, a prescindere. Ora che Briatore è distratto, ce lo possiamo dire.

Siamo nobili ed anche miseri, quando abbiamo il coraggio di guardarci allo specchio: ci inalberiamo quando c’è un attacco al nostro paesello, fino a sbandierare complotti improbabili, ma siamo anche pronti ad applaudire senza posa chi offre “occasioni” senza che noi si sia capaci di coglierle. Comunque, al di là di regole e regolamenti.

Panfili e yacht ce ne sono stati e ce ne saranno all’ancora nel seno di scirocco e al largo e lì restano; al massimo mandano a terra un loro tender per rifornire la cambusa. Ce ne sono stati anche prima di quest’ultimo caso.

Una settimana prima una imbarcazione da 55 metri ancorata a Torre pizzo, ha dovuto attraccare con la sua barca appoggio al Blue Salento dove sette marinai hanno trasbordato viveri da un furconcino. Prima ancora, a luglio, abbiamo visto Solandge Moonlight II, Aspire (e l’elenco è sicuramente incmpleto).

Andiamo allora oltre quest’ultimo caso di “ingratitudine” e veniamo al nocciolo della questione.

C’è,  scritta approvata ed operativa, quale destinazione, organizzazione, suddivisione si deve dare al porto attuale? Ci sono indirizzi effettivi e magari condivisi circa la portualità in generale di Gallipoli? No, non ci sono. La storia del porto turistico è emblematica: ne  parlò il Sindaco Mario Foscarini per primo – anni 1980 del secolo scorso – ma ancora oggi quella intuizione tale è rimasta, nonostante gli sviluppi successivi della città gli abbiano dato grandemente ragione. L’argomento si affaccia ogni tanto, ma ad oggi è tutto da decidere

Anche del porto commerciale si è parlato da tanto tempo ed anche da ultimo, a dimostrazione che il problema è avvertito e diverse Amministrazioni se lo sono posto, invano. Un atto ufficiale lo si rintraccia a poco meno di tre anni fa. E’ la decisione della Giunta comunale – la numero 141 del 29 novembre 2016 – in cui sono state definite le linee di fondo da affidare al tecnico progettista per un piano generale del porto.

Forse, se si fosse dato corso a quella deliberazione, forse oggi non avremmo questa situazione non ben definita né adeguata per cui i diportisti dalle grandi risorse economiche arrivano qui, fanno le loro richieste, se le vedono respingere (perché evidentemente anche quelle sono inadegate), girano la prua e se ne vanno.

Si chiama, come abbiamo imparato, governo del territorio, anche se quest’ultimo è di acqua.

Se ci fosse stato un piano regolatore del porto efficiente, in grado di prevedere attracchi di navi commerciali, navi da crociera, grandi imbarcazioni, fino alla marineria, forse un posto allo yacht “di persone facoltose” saremmo stati in grado di offrirglielo naturalmente con tutti i servizi, anche agli altri. E non avremmo fatto arrabbiare Briatore…

 

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