Opere pubbliche ed emergenza Covid: le opposizioni “spronano” il Sindaco Mellone

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Nardò – La realizzazione dei progetti fa sempre discutere (circa meriti e primogeniture), ancora di più quando si è alla vigilia di nuove elezioni. Accade a Nardò anche per la scuola di via Marzano, ormai prossima al taglio del nastro.

“Nardò progressista” interviene per ricordare al sindaco Giuseppe Mellone “il lavoro svolto sin dal 2014 dall’amministrazione Risi–Falangone per avviare il percorso amministrativo e tecnico finalizzato alla sostituzione dell’edificio scolastico di Via Marzano, vetusto e alquanto malridotto, con un nuovo stabile tecnicamente più avanzato e sicuro”.

Il sindaco Mellone e il cantiere della scuola di via Marzano

«Risale, infatti, al marzo del 2014 la segnalazione, da parte del Comune di Nardò alla Presidenza del Consiglio dei ministri, dell’edificio scolastico di Via Marzano, tesa a cogliere le opportunità per lo stabile neritino delle leggi nazionali che favorivano l’assunzione di mutui agevolati da parte delle regioni», fa sapere la coordinatrice Alessandra Boccardo. Da ciò, nell’aprile del 2015, la Giunta dell’epoca deliberò di partecipare allo specifico bando della Regione Puglia approvando il progetto esecutivo, finanziato a metà aprile del 2016 (due mesi prima delle elezioni comunali). «È quindi assolutamente normale che i passaggi successivi nell’iter di concretizzazione di quel progetto siano stati compiuti dal sindaco attuale e dalla sua amministrazione, nel frattempo insediatisi. Non c’è niente di “epico” nel fatto che Mellone abbia dovuto far fronte ad una serie di incombenze e necessità scaturite al quel progetto».

Altro tema “caldo” quello dei lavori di riqualificazione del lungomare tra Santa Caterina e Santa Maria al Bagno.  Sempre “Nardò progressista” fa sapere che le sue critiche partono dalle “opere riguardanti la mobilità progettate al di fuori di previsioni urbanistiche generali e in assenza di un valido piano traffico”. «Critichiamo non le piste ciclabili in astratto, ma il metodo arrogante utilizzato (senza consultare né residenti né esercizi commerciali) e la scelta irragionevole dei luoghi dove sono state costruite a Nardò e nel suo territorio», afferma Rino Giuri, dal coordinamento di “Nardò progressista”.

Dal locale coordinamento di “Italia viva” giunge, invece, la richiesta do un fondo di solidarietà in favore della attività commerciali e di servizio colpite e danneggiate dalla chiusura per Covid. «L’Amministrazione comunale – scrive in una nota il coordinamento cittadino di “Italia viva” – non può ignorare che i costi di gestione e di locazione commerciali pesano in maniera determinante sul bilancio delle piccole aziende obbligate a tenere chiuso il proprio esercizio a causa della pandemia e che c’è il rischio di una chiusura a catena di numerose attività con prospettive devastanti per l’economia della città e conseguenti danni irreversibile sull’occupazione e sullo sviluppo del settore turistico e della tenuta sociale».

In vista delle prossime elezioni comunali, il candidato Pierpaolo Losavio torna sull’argomento dello scarico a mare. «Nel 2016, nel pieno della corsa verso le Amministrative, Mellone disse che avrebbe usato “anche i carri armati” per bloccare il collettamento delle acque fognarie di Porto Cesareo in territorio neretino, stralciando l’accordo cui aveva lavorato la precedente Amministrazione: per l’occasione Mellone raccolse oltre 3mila firme dei cittadini a sostegno dello stop all’opera, salvo poi firmare a soli due mesi dalla propria elezione l’ok al collettamento delle acque reflue nelle marine di Nardò, insieme al Comune di Porto Cesareo, alla Regione, all’Acquedotto e agli altri enti preposti».

Losavio parla di “impegno non mantenuto”, alla luce del fatto che “ad oggi la vicina Porto Cesareo farà confluire il suo scarico in quello di Nardò, presso la marina di Torre Inserraglio”.