Operazione “Baia verde”, tutti dentro anche dopo il Riesame

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Angelo Padovano e Roberto Parlangeli, ritenuti ai vertici di attività illegali a Gallipoli
Angelo Padovano e Roberto Parlangeli, ritenuti ai vertici di attività illegali a Gallipoli

GALLIPOLI. L’impianto delle accuse,  con relative prove raccolte finora, ha retto al vaglio del Tribunale del riesame. Quei giudici hanno così confermato le carcerazioni per undici presunti affiliati ad una associazione a delinquere  di stampo mafioso e gli arresti domiciliari per altri due (come si ricorderà, due arrestati nelle prime ore del blitz nella notte tra il 16 e il 17 luglio a Gallipoli erano stati rimessi in libertà nelle 24 ore successive). Rigettate quindi le richieste degli avvocati difensori di Angelo Padovano, figlio 25enne del boss Salvatore ucciso dal fratello e ora ergastolano Rosario Padovano; di Roberto e Giovanni Parlangeli, 37 e 32 anni, fratelli di Carmiano e Lecce; Gabriele Cardellini, 31 anni, Carmelo Natali, 40 anni, Rosario Oltremarini, 46 anni, Fabio Negro, 39 anni, tutti di Gallipoli; Fabio Pellegrino, 29enne di Galatone; Gabriele Pellè, 37 anni di Lecce. Bloccati in casa restano anche Giovanni Rizzo, 46 anni di Taviano e Alessio Fortunato, 30 anni di Squinzano. Il Tribunale del riesame deve ancora pronunciarsi inoltre su Sergio Palazzo, 34 anni di Lecce (domiciliari) e Luca Tomasi, detenuto, 40 anni di Carpignano salentino.

I magistrati del Riesame hanno ritenuto valide sia le intercettazioni che le dichiarazioni di alcuni accusatori (tra i quali, come ha sottolineato con rammarico la Procura antimafia di Lecce, non figurano gli imprenditori che sarebbero stati vittime di estorsioni e intrusioni pesanti nelle loro attività), non abbastanza provate invece per i legali nominati dagli arrestati. Le mani del gruppo – accusato di usare senza remore e pesantemente se era il caso – si  erano ben serrate sugli affari molto succulebti che ruotano intorno alle attività turistiche di una “capitale” nazionale come Gallipoli. Dai servizi di sicurezza a discoteche e lidi (dai quali, con una martellante azione durata più di due anni e fatta di attentati e sparatorie, era stato estromesso il principale gestore gallipolino), ai parcheggi, fino al traffico di droghe. A capo ci sarebbe, secondo il capo della Direzione distrettuale antimafia Cataldo Motta, proprio Padovano junior, artefice di un patto operativo con il clan del Nord leccese che fa riferimento ai boss Angelo e Mario Tornese di Carmiano.

Del grosso affare di estorsione ai lidi, anche infiltrando propri complici per controllare da dentro il giro di denaro, dovrà rispondere in ottobre il boss della Sacra corona unita di Parabita, Luigi Giannelli, 56 anni, ergastolano. Giannelli, secondo gli investigatori, avrebbe continuato a dettare legge anche dal carcere (attualmente si trova in quello di Ascoli Piceno). L’accusatore è Massimo Donadei, 34enne, anch’egli di Parabita e fino al 2011 a capo del gruppo che trafficava in droga nella zona di Matino, Parabita, Casarano, Alezio, Sannicola, Tuglie.