Onorificenza dalla Santa Sede a mons. Gino Ruperto: al parroco (aletino) di Chiesanuova (Sannicola) la Croce “Pro Ecclesia ed Pontefice”

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Don Gino Ruperto

Chiesanuova (Sannicola) – Importante onorificenza per monsignor Luigi Ruperto, parroco a Chiesanuova, insignito della Croce “Pro Ecclesia et Pontifice” dal vescovo Fernando Filograna durante la recente Assemblea diocesana del clero. La “Croce pro Ecclesia et Pontifice” (ovvero “per la Chiesa e per il Papa”) è una onorificenza della Santa Sede istituita dal Papa Leone XIII nel 1888 conferita per meriti verso la Chiesa e la persona del Romano Pontefice.

Don Gino, come viene chiamato con affetto dai parrocchiani, ha servito per 19 anni, fino allo scorso dicembre, la diocesi di Nardò– Gallipoli come vicario generale incaricato dal vescovo Domenico Caliandro. Mons. Ruperto, nato ad Alezio nel 1942, era stato pure  nominato “prelato d’onore di sua Santità” nel 2008.

L’incontro con Papa Francesco

Nel 2013 ha incontrato Papa Francesco, quale amministratore apostolico, durante la “visita ad limina”, l’incontro che ogni cinque anni il Pontefice concede ai vescovi. È parroco di Chiesanuova da oltre 50 anni, da quando, appena un anno dopo la sua ordinazione, vi fu inviato in sostituzione (per sei mesi) di don Giorgio De Mitri.

«La cittadina – racconta – era allora agitata da tafferugli legati all’edificazione della nuova chiesa e alla riparazione della vecchia entrambe dedicate all’Immacolata con manifestazioni pubbliche anche molto accese». L’allora giovanissimo don Gino, figlio di una delle vittime della miniera di Marcinelle, catapultato in quel mondo, si rimboccò le maniche e lavorò per una ricostruzione sociale prima che religiosa che durò non solo 6 mesi, ma oltre 50 anni e continua ancora.

«Sono onorato e felice di questo riconoscimento, ho fatto negli anni, quello per cui ero stato chiamato, ricoprendo gli incarichi che mi sono stati richiesti dai vescovi che si sono avvicendati, nella parrocchia e nella curia, nel mio miglior modo possibile. Mi piace ricordare gli anni che sono stati, gli incontri e le persone, le lotte e le riappacificazioni», conclude il prelato.