Omicidio Fasano: in 24 ore due arresti e otto fermati. Il gruppo di Melissano accusato per spaccio di droga

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Melissano – Daniele Manni di 39 anni e Angelo Rizzo di 23. sono ritenuti dai carabinieri gli autori materiali dell’uccisione, con un colpo di pistola alla testa, del 22enne Francesco Fasano (foto), anche lui di Melissano come gli arrestati. Con la coppia di presunti assassini sono stati fermati altri otto presunti complici: sul loro capo pesa l’accusa di associazione a delinquere e di spaccio di stupefacenti in quantità ingenti.

L’operazione dei carabinieri della compagnia di Casarano e del Nucleo investigativo dei carabinieri di Lecce ha già alcuni punti fermi, a meno di 30 ore dall’omicio del giovane, incensurato ma con frequentazioni tutt’altro che tranquillizzanti, ammazzato sul bordo della Provinciale Melissano-Ugento pochi minuti prima della mezzanotte tra martedì 24 e mercoledì 25. Hanno guidato sul campo gli investigatori il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e due sostituti procuratori. Senza sosta, evidentemente, fino a quando non hanno potuto mettere le mani sui malavitosi durante la scorsa notte in base a provvedimenti giudiziari definiti ieri sera, vale a dire a meno di 24 ore dall’agguato mortale.

La velocità nella ricostruzione dell’accaduto e nel decidere le misure necessarie si spiega col fatto che il gruppo dedito allo spaccio di stupefacenti era seguito molto da vicino dal marzo scorso, quando nello stesso ambiente era maturato l’omicidio di Manuele Cesari, il 37enne fatto fuori davanti ad un fast food a Melissano il 27 marzo di quest’anno. Il lavoro svolto in questi mesi ha contribuito non poco a fare piena luce in poche ore su quest’altro omicidio, perpetrato con modalità da criminali incalliti: Fasano sarebbe stato fatto stendere a terra e poi freddato con un colpo alla tempia. Non solo: lo stesso “bersaglio” ed un altro componente del sodalizio erano sfuggiti per caso alla caccia in atto il 19 luglio scorso, sempre per mano di Manni e Rizzo, accusati per quest’altro episodio sfuggito alle cronache, di tentato omicidio il 19 luglio scorso.

Un traffico di droga in quantità industriale, dalla marijuana  alla cocaina (di provenienza, come da tradizione consolidata dei clan calabresi), tale da far rimarcare agli inquirenti che si tratta di “ingenti quantitativi”. Tanto voluminosi questi sporchi affari da produrre un giro di denaro inimmaginabile, capace di sollecitare appetiti sempre crescenti, con gli equilibri interni ai gruppi criminali messi sotto forti pressioni sia per la ripartizione degli utili sia per la definizione delle aree d’influenza e quindi di spaccio. Queste due uccisioni a distanza di quattro mesi l’una dall’altra sono la prova schiacciante della resa dei conti in atto a Melissano e dintorni. Non va sottovalutato infatti lo stretto legame con la malavita di Casarano di quella di Melissano, gerarchicamente sottoposta e controllata.