Omicidio di Collepasso: il Gip conferma l’arresto per il 48enne Vittorio Leo. “Dopo aver bruciato il padre con l’alcol se ne è rimasto seduto sul divano”

Sull'inquietante vicenda interviene anche il presidente dell’Ordine degli Psicologi di Puglia, Antonio Di Gioia

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Collepasso – Resta in carcere il 48enne immobiliarista Vittorio Leo accusato di aver ucciso il padre 89enne. Se possibile, la sua posizione si complica alla luce di quanto affermato dal Giudice per le indagini nel provvedimento di convalida dell’arresto.

Nel confermare la necessità che l’uomo rimanda in cella, il Gip lo definisce persona “pericolosa e priva di scrupoli”, in grado, se libero, di fuggire o di reiterare il reato. Il dramma si è consumato in pochi attimi al culmine di una lite nel pomeriggio di mercoledì scorso: Antonio Leo è stato cosparso di alcol e poi ha preso fuoco nel tinello della sua abitazione, dov’erano accesi i fornelli della cucina, al piano terra di via Don Luigi Sturzo. Dopo quei frangenti, il figlio accusato di omicidio “non solo non ha soccorso il padre ma si è accomodato sul divano attendendo la sua morte”, ha scritto il Gip nel provvedimento di convalida dell’arresto.

Al vaglio degli inquirenti sono finiti anche i post su Facebook dove l’arrestato documentava foto, video, audio e pure atti giudiziari sulle liti familiari che lo vedevano contrapposto alla sorella.

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Malgrado i tanti “non ricordo” ai quali ha fatto ricorso nel corso dell’interrogatorio, il giudice non ha individuato in lui alcun segno di pentimento e neppure di “emozione”. Resta, dunque, l’accusa di omicidio volontario, da capire se pure premeditato. Sarà l’autopsia sul corpo del padre 89enne, insegnate in pensione, disposta per lunedì prossimo a chiarire i passaggi fondamentali del delitto. Decisive sono state le profonde ustioni riportate sul viso e sul torace. L’anziano è stato poi ritrovato cadavere all’interno del suo bagno che era riuscito a raggiungere nel disperato tentativo di togliersi i vestiti e di spegnere le fiamme che lo stavano divorando.

Sull’orrore consumatosi a Collepasso interviene anche il presidente dell’Ordine degli Psicologi di Puglia, Antonio Di Gioia. «Oltre i contorni poco chiari sulla dinamica della morte dell’uomo, c’è un gesto di reazione teso comunque a fare del male. L’individualismo ha preso il sopravvento, i conflitti esterni entrano prepotentemente anche nei contesti familiari. Viene meno – afferma Di Gioia – quel senso di protezione che il nucleo familiare ha sempre rappresentato. La casa di famiglia non è più il luogo sicuro o il filtro che aiuta a scaricare lo stress che arriva dal mondo esterno: diventa il soggetto su cui riversare la tensione. I legami sono completamente saltati in favore dell’individualismo. Andrebbero analizzati i motivi che hanno spinto quest’uomo a compiere questo folle gesto, e se ci sono stati dei segnali inascoltati in passato».

 

 

 

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