“Occupazioni abusive autorizzate da un politico” la denuncia e sugli alloggi popolari è scontro a Nardò tra l’on. Donno e Mellone

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Nardò – È polemica a Nardò sull’occupazione abusiva degli alloggi di edilizia popolare tra  Leonardo Donno, portavoce alla Camera dei deputati del M5S, ed il sindaco Giuseppe Mellone. Da tempo l’onorevole pentastellato (di Galatina) segue la questione con vari  report dettagliati dai quali emerge come Nardò sia al primo posto nella speciale classifica dell’abusivismo (con 58 alloggi occupati), precedendo addirittura Lecce).
Nei giorni scorsi Donno ha presentato un nuovo esposto in Procura arricchito dalla registrazione di una telefonata (privata) dalla quale sembrerebbe emergere una certa “connivenza” tra alcuni occupanti e un personaggio politico locale (non un Amministratore comunale). A lamentarsi di ciò è la residente di una alloggio di piazza Achille Grandi che, rivolgendosi ad un certo “Salvatore”, si dice preoccupata perché nel condominio in cui abita vi sono state delle nuove occupazioni abusive e perché gli occupanti avrebbero, presumibilmente, allacciato il proprio contatore a quello di altri condomini in regola (fenomeno, questo, purtroppo non isolato). In ciò “spalleggiati” da tale politico che si sarebbe spinto ad “autorizzare” le occupazioni (con l’abbattimento delle porte) garantendo circa l’assenza dei controlli.

L’esposto in Procura

Zona 167 Nardò
«È evidente che occorre accertare i fatti descritti e, nell’eventualità, procedere nei confronti degli autori dei reati commessi, senza se e senza ma», scrive Donno nell’esposto, inviato  per conoscenza anche al Comune di Nardò ed alla Prefettura di Lecce, nel quale si paventa il rischio di “condotte omissive” che avrebbero favorito il fenomeno delle case occupate.

“Interessato” a capire chi avrebbe autorizzato le occupazioni abusive, “e pure chi sia la persona che denuncia il fatto”, si dice è detto il sindaco Mellone. «In ogni caso, non abbiamo la minima intenzione di passare per una città in cui qualcuno detta legge a dispetto di chi dovrebbe. Si tratta, peraltro, – spiega il Primo cittadino – di episodi riportati in una conversazione privata su questioni molto delicate, su cui utilizzerei la massima cautela. La stessa che evidentemente non ha utilizzato Donno».

La risposta di Mellone

Mellone ricorda poi come “gli alloggi popolari sono di proprietà di Arca Sud e che gli sgomberi implicano competenze e mezzi che i Sindaci non hanno”. Da ciò l’invito a “sedersi tutti attorno a un tavolo e decidere cosa fare, quando farlo e come affrontare l’emergenza sociale di chi sarà sfrattato. Il punto, quindi, non è andare a bussare a casa degli abusivi e cacciarli, perché non finisce lì. Il punto è farlo e poi sapere come affrontare, nel nostro caso, l’emergenza sociale e di ordine pubblico di 58 famiglie e quindi di 200 o 250 persone per strada. Anche perché un minuto dopo quelle persone non andrebbero a protestare a casa di Donno, ma del sottoscritto o di tutti i miei colleghi».

Mellone chiede di conoscere “nomi e cognomi” che però Donno conferma essere già contenuti nella Pec inviata in Procura e pure Comune (“per conoscenza”). Il deputato pentastellato conferma, dunque, come il Sindaco sia “già a conoscenza del nome del personaggio politico al centro della vicenda”, invitando la magistratura ad “approfondire” la questione e parla anche di “clamoroso autogol” di Mellone, “che ha risposto ad un comunicato che non chiamava in causa né la sua persona né la sua amministrazione”.