Oasi blu, le prime in Puglia nascono a Ugento e Porto Selvaggio

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Secche di Ugento

Nardò-Ugento – Due Oasi blu, le prime in Puglia, sono diventate realtà: si tratta dell’Oasi “Le Secche di Ugento” e di quella di “Porto Selvaggio”, istituite entrambe dal Dipartimento Agricoltura e Pesca della Regione Puglia con una determina del 21 gennaio.

L’istituzione dell’Oasi blu consiste nella perimetrazione di specifici tratti di mare considerati siti di interesse comunitario al cui interno le attività di pesca e navigazione (professionali, sportive o ricreative) vengono regolamentate al fine di tutelare la biodiversità e gli ecosistemi esistenti nella zona. Altre finalità dell’Oasi blu sono la gestione sostenibile delle risorse ittiche, il ripopolamento ittico, le attività di studio e sensibilizzazione sui temi della pesca e della biologia marina.

Oasi blu a Ugento, un percorso partito nel 2013

A Ugento il percorso che oggi ha portato all’istituzione dell’Oasi blu delle Secche è partito nel 2013, con il progetto Acisp (Azioni Collettive finalizzate all’implementazione di strumenti e politiche gestionali della pesca lungo la fascia costiera di Ugento).

Un progetto, questo, strettamente legato a un altro, il progetto Cap Salento (finanziato da Fondazione con il Sud), con il quale si procedeva alla redazione e applicazione del disciplinare del presidio Slow Food della pesca tradizionale delle Secche di Ugento.

Porto Torre San Giovanni

La suddivisione dell’Oasi di Ugento: 3 zone 

Il perimetro dell’Oasi blu di Ugento è stato definito attraverso un lavoro congiunto fra Comune, Capitaneria di porto, biologi marini e pescatori locali. All’interno di questo perimetro sono individuate 3 aree, con diverse forme di regolamentazione. La zona A (riserva integrale) comprende i tratti di mare che circondando lo scoglio della Giurlita e le Secche di Ugento (dette anche Secche dei cavalli): qui sono vietati la navigazione, l’accesso e la sosta con navi e natanti di qualsiasi genere e tipo, e la pesca sia professionale che sportiva.

C’è poi la zona B (zona della pesca sostenibile), in cui sono vietate la pesca subacquea professionale con ausilio di Ara e la pesca sportiva esercitata con qualunque mezzo, mentre sono consentiti la piccola pesca artigianale e il pescaturismo riservati ai pescatori, alle imprese e alle cooperative di pesca che hanno sede legale o operativa nel Comune di Ugento e risultano iscritte nella Marineria di Torre San Giovanni.

Nella zona C (zona cuscinetto) sono vietate le forme di pesca professionale con le tecniche a strascico, cianciolo e volante, mentre sono consentite pesca sportiva e professionale in forme diverse da quelle citate, attività di ricerca scientifica anche attraverso il posizionamento di massi e/o strumenti antistrascico e attività subacquee compatibili con la tutela delle specie viventi (fotografia, turismo subacqueo, ecc.).

Porto Selvaggio

L’Oasi blu di “Porto Selvaggio” a tutela della Posidonia

Alla perimetrazione dell’Oasi blu di Porto Selvaggio si è giunti grazie a un lavoro che ha visto l’assessorato all’Ambiente del Comune di Nardò operare in sinergia con gli esperti Nicola D’Alessandro, Raffaele Onorato, Sergio Fai, Luigi Palmisano e Filomena Ranaldo. Il tutto con il supporto dei competenti uffici della Regione e delle Consulte comunali della Pesca e dell’Ambiente, presiedute rispettivamente da Marcello Peluso e Ornella Polo. Il sito di interesse comunitario in cui ricade l’Oasi blu è quello della Palude del Capitano, che rientra nel territorio del parco e si estende anche in mare a tutela della prateria di Posidonia oceanica.

Questo importante riconoscimento – sottolinea l’assessore all’Ambiente Mino Natalizio – è stato possibile grazie alle peculiarità del nostro parco di Porto Selvaggio, che è interessato dalla presenza di ben tre siti della Rete Natura 2000, uno dei quali si allarga anche a mare a tutela di una prateria di Posidonia oceanica. Inoltre, nel corso degli anni numerosi studi scientifici hanno messo in risalto importanti emergenze naturalistiche ed archeologiche presenti anche nei fondali marini antistanti il parco. Del resto, lo stesso ministero dell’Ambiente ha valutato i fondali di Porto Selvaggio meritevoli di un maggior grado di protezione”.

Soddisfatto anche il Sindaco Pippi Mellone: “È chiaro che l’Oasi, oltre a portare ricadute positive in termini di tutela, salvaguardia e valorizzazione del tratto di mare prospiciente Porto Selvaggio, porterà sicuri benefici, anche economici, per i nostri pescatori”.