Nonna Lucia si racconta

1952

DSC02074GALLIPOLI. Cento anni di potere, Cento anni di forza, cento anni guardando sempre avanti senza lasciarsi abbattere mai. È questo il ragguardevole traguardo raggiunto nei giorni scorsi dalla gallipolina Lucia Maggio, che ha festeggiato un secolo circondata dall’affetto di numerosi nipoti, amici e familiari. Racconta di aver vissuto una vita di alti e bassi, ma sempre lottando. Ad indicare la sua forza e il suo potere, una torta di compleanno fatta su misura per lei, con tanto di scettro e corona per festeggiare i suoi 100 anni.
«La mia vita è stata tranquilla e felice per tutta l’infanzia e parte dell’adolescenza – racconta la signora Maggio, chiamata affettuosamente da tutti nonna Lucia – poi a 16 anni son rimasta orfana di entrambi i genitori e da quel momento ho dovuto iniziare a rimboccarmi le maniche. Ho avuto un momento bellissimo a 18 anni, a quell’età mi sposai ed ebbi i miei primi 2 figli. Poi però solo 3 anni dopo, a 21 anni, rimasi vedova, e ho dovuto portare avanti la famiglia da sola».
Nata il 13 ottobre 1914, la signora Lucia iniziò a lavorare a soli 9 anni in una fabbrica di tabacco a Gallipoli “ma all’epoca era normale, quelli erano altri tempi” racconta con una lucidità, una socievolezza e una memoria di ferro, come se tutti questi anni passati e i momenti brutti non avessero scalfito per niente la sua forza d’animo. « Rimasi in quella fabbrica per ben 46 anni, fino ai 55 anni; a 43 anni mi risposai ed ebbi altri 5 figli dal secondo marito. Purtroppo però, a 71 anni rimasi nuovamente vedova e persi 3 dei miei figli. Ero sola, toccava a me occuparmi degli altri 4. Fu allora che iniziai a lavorare al Comune e vi rimasi per 13 anni, fino a 84 anni».
Sorprendente la vita di nonna Lucia, che svela che il segreto per riuscire nella vita è darsi sempre da fare e lavorare sempre. Nessun altro segreto? «Mangiare tanta frutta, verdura e pesce, evitando fumo e alcolici che fanno male – conclude la signora Lucia – e adesso, in futuro, ho solo voglia di stare tranquilla e godermi la mia famiglia».

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