“Non vogliamo più lavorare senza protezioni”: protesta dal reparto Infettivi di Galatina. Con un appello: “Servono, tute, visiere, mascherine; dateci una mano”

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Coronavirus, la tenda filtro nell’ospedale di Galatina

Lecce – Oltre al bollettino quotidiano sull’andamento clinico dell’epidemia da Covid-19 Coronavirus, la Regione da qualche tempo – su pressione degli operatori direttamente e indirettamente interessati – pubblica le forniture che la Protezione civile suddivide tra le realtà coinvolte. Si tratta degli ormai noti Dispositivi di protezione  individuale (Dpi) ancora gravemente insufficienti ancorché reclamati da ospedali, servizio 118, medici di medicina generale ed altri, infermieri, operatori sociosanitari.

Oggi, come si legge nella nota della Regione. il dirigente della Protezione civile regionale, Mario Lerario, ha comunicato che questa sera un aereo DO 238 dell’Aviazione dell’Esercito ha consegnato a Bari Palese, per le esigenze del servizio sanitario e della Protezione civile regionali impegnati nell’emergenza Covid-19, 1.980 tute protettive con cappuccio, richieste con urgenza dalla Regione Puglia al Dipartimento nazionale della Protezione civile”.

Le dotazioni in arrivo dalla Protezione civile

Ieri sera erano arrivati dal Dipartimento della Protezione civile nazionale a bordo di un velivolo Atr 42 della Guardia di Finanza 68mila bende monovelo “Montrasio” (non Dpi); 60mila maschere chirurgiche; 46.800 maschere FFP2 – KN95. Tutto il materiale giunto all’aeroporto di Bari Palese “viene immediatamente  distribuito alle strutture sanitarie e di Protezione civile pugliesi”, si assicura.

Però non passa giorno che i bollettini sulla battaglia in corso non riportino casi di operatori sanitari, medici e infermieri per lo più, risultati infetti molto probabilmente proprio a causa dell’insufficienza di protezioni come calzari, mascherine, visiere, tute. Da uno dei più recenti report a cura dell’Istituto superiore della sanità gli operatori sanitari malati in Puglia hanno raggiunto la quota di 134 unità.

Ben 134 gli operatori sanitari contagiati in Puglia

In campo ci sono da tempo – visto che i casi di contagio non solo per niente episodici – i sindacati dei medici ospedalieri, quelli dei medici di base, degli infermieri e i rispettivi Ordini professionali. Poiché ha vinto sempre il senso del dovere, acuito da una tragedia inedita, non si è andati oltre la protesta pubblica tramite i media.

E’ di tre giorni fa la notizia dei tre infermieri dell’ospedale “Santa Caterina novella, dove opera uno storico Reparto infettivi. Pochi giorni dopo il numero è salito a quatto, proprio mentre ad opera della Regione il nosocomio galatinese diventava un centro per infettivi della rete Covid-12, con aumento evidente di considerazione ma anche di responsabilità.

Il grido disperato dal “Santa Caterina novella” 

Non è un caso dunque che il “Non ce la facciamo più” giunga da lì. “Non possiamo continuare – dicono alcuni operatori – ad andare nelle stanze dei pazienti senza tute, né mascherine, senza visiere. I materiali che ci vengono forniti (e che vanno cambiati ad ogni malato) non sono affatto sufficienti”.

Dopo il Dea di Lecce (Dipartimento emergenza accettazione), il “Santa Caterina è il secondo ospedale per numero di degenti infetti: attualmente ci sono 25 ricoverati più altri cinque provenienti dalla casa di riposo di Soleto. Sono stati ricavati posti – cinque – anche in locali della ex Gastroenterologia: stanze singole per persone in osservazione. Ci sono poi il Pronto soccorso e Ragiologia.

Si è dato fondo a tutte le risorse disponibili

Si è dato fondo alla ricerca disperata di sistemi di protezione a quanto c’era in altri reparti, come la vecchia Ortopedia; alcuni pezzi sono arrivati dall’ospedale di Gallipoli. Ma non basta, essendoci il consumo prima citato per ogni operatore.

Per tutelare al meglio tutti gli addetti operanti nei settori più caldi – senza considerare cioè Pediatrica, Ostetricia e Medicina – con i materiali che arrivano a Galatina è ogni giorno praticamente impossibile. “Se non si risolve il problema, potremmo rifiutare di entrare nelle stanze dei pazienti già da domani”, è l’avvertimento degli operatori ormai stremati dalla tensione.

“Dateci una mano: fate donazioni”

Insieme ad un appello: “Sentiamo parlare di donazioni da imprese, privati, associazioni. Bene, chiediamo di dare una mano anche a noi, visto che siamo chiamati a svolgere un compito importante per sconfiggere il virus. Date una mano, inviando i materiali essenziali alla direzione sanitaria dell’ospedale”.