Non piace il cigno acquistato e legato ad uno scoglio: a Gallipoli è polemica su Renzo. Legambiente e Lipu: “Il titolare ne abbia massima cura”

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Gallipoli – Curiosità, interesse, polemiche ed anche altro. E tutto intorno ad un cigno reale visto nel mare di Gallipoli, poco tempo dopo la scomparsa (per decesso naturale) di un altro cigno che aveva scelto come sua “residenza” il mare di Gallipoli. Tra tante voci contraddittorie – anche circa un presunto sequestro – è stata una nota di questo pomeriggio a definire al situazione, a partire dalle condizioni dell’animale avvistato nello specchio d’acqua dello scoglio delle Uccolette a Gallipoli.

La firmano il responsabile di Legambiente di Gallipoli, circolo “Antonio Cederna”,  Maurizio Manna, e il delegato della sezione Lipu litorale jonico leccese, Giuseppe Mazzeo. I due ambientalisti si sono espressi definendo la situazione complicata non dal punto di visto biologico o bioetico (quindi di sopravvivenza e qualità della vita del cigno in mare) ma dal punto di vista giuridico (leggi che tutelano questa specie ed anche norme che ne consentono allevamento e vendita) e normativo, in particolare per quanto riguarda  l’immissione del cigno nello specchio d’acqua di proprietà pubblica e non del privato proprietario.

“Deve restare libero anche di andarsene”

“Trattandosi infatti di un animale nato e vissuto in costrizione – si legge nel comunicato – la sua immissione in ambiente aperto e semi naturale è, sicuramente, un miglioramento della sua condizione (fatta salva ovviamente la libertà del cigno di muoversi ed eventualmente allontanarsi in cerca di condizioni migliori), purché ovviamente esso venga assistito con un quantitativo di cibo idoneo e acqua dolce sufficiente e costante, e regolarmente controllato da un veterinario per monitorarne le condizioni generali e sanitarie”, chiariscono Manna e Mazzeo

La criticità preminente secondo i due sodalizi che difendono diritti e dignità degli animali, di carattere giuridico in senso lato, come detto, ma anche in senso specifico, riguardo al caso del cigno in questione, rispetto all’eventuale stato di menomazione e alla possibilità di immissione dello stesso in aree pubbliche, ravvisando in questo caso (a differenza del “primo cigno” spontaneamente insediatosi qui) una specifica volontà, titolarità e responsabilità dell’attuale proprietario con tutte le conseguenze che ciò comporta”.

Reti sociali scatenate tra pro e contro

La faccenda, alquanto articolata, ha avuto origine alcuni giorni fa, quando il cigno è apparso nelle acque di Gallipoli. Dopo il cigno Gigi, trovato morto nelle settimane scorse dopo tre anni, amato e fotografato da cittadini e turisti che vedevano in lui il simbolo della libertà e della resilienza, è comparso il cigno – battezzato dal proprietario Sandro Quintana a nome anche di alcuni amici – Renzo, forse in attesa di una compagna di nome Lucia.

Solo che Renzo è arrivato con modalità ben diverse dall’altro. Non per una scelta autonoma ma perché venduto da un allevamento del Nord Italia ad un gruppo di cittadini, spinti dal desiderio di donare alla città un nuovo ospite così apprezzato di recente. Così, dopo aver raggiunto la cifra necessaria di 1.800 euro, il nuovo cigno è arrivato sabato 30 maggio a Gallipoli ed è stato fatto subito conoscere a tutti tramite foto evideo diffusi in rete, forse non pensando minimamente che questa iniziativa avrebbe suscitato un vespaio notevole.

“Mi sono basato sui consigli di una biologa” 

L’imprenditore locale Quintana ha deciso di intestarsi l’animale, provvisto di anello identificativo con numero e certificato di proprietà “per non lasciarlo in balìa degli eventi”, come spiegato da lui stesso. Inoltre, in attesa dell’adattamento in mare, (habitat non naturale per i cigni visto che vivono nelle acque dolci e non salate), si è passati a organizzare l’acquisto di un altro cigno femmina, in onore della celebre coppia dei Promessi sposi, il romanzo di Manzoni ambientato durante la peste, con riferimento all’attuale pandemia.

Da subito infatti, sui social hanno iniziato a sollevarsi commenti, critiche, entusiasmi ed anche insulti, come accade spesso nel web. Nelle attenzioni dei più sono finiti alcuni particolari della vicenda che hanno urtato alcune sensibilità lla vista di una cordicella attaccata ad una zampa e fissata allo scoglio delle Uccolette, di fronte ad un noto ristorante del centro storico, di proprietà dello stesso imprenditore.

La catenella alla zampa e penne remiganti spezzate

“Si tratta di una comune pratica di inserimento consigliata da una biologa, per far abituare l’animale all’ambiente e che verrà tolto tra qualche giorno, appena il cigno capirà che questa è la sua nuova casa e che qui sarà nutrito e amato”, è stato spiegato dagli interessati su facebook. L’altro particolare che ha irritato non pochi è la constatazione che le pinne remiganti, quelle all’estrema punta delle ali, erano state tagliate (qualcuno ha parlato di “ali spezzate”), come si usa fare in alcuni allevamenti per non farli scappare, come rilevato dalle due associazioni.

Non sono mancati gli elogi per l’idea, critiche per la forzata ambientazione dell’animale in acqua salata, insinuazioni su operazioni pubblicitarie camuffate. Tanti i rimproveri in tema di libertà: “Gigi (il nome del cigno scomparso, ndr) aveva scelto liberamente di vivere nel nostro mare e per questo era diventato simbolo di libertà, non questo costretto a venire qui. Questa non è libertà, è solo egoismo”.

In campo carabinieri forestali, controllori e volontari

Alla fine del “caso” si sono occupati i carabinieri forestali di Gallipoli, volontari ambientalisti e animalisti, enti preposti a vicende simili per una verifica della situazione circa maltrattamenti di animali. “Questo cigno non è stato trafugato dal suo habitat naturale e portato qui, ma è nato e cresciuto in un allevamento quindi in cattività”, ha risposto oggi alle varie accuse sul suo profilo facebook Quintana, che intanto nella giornata di ieri aveva liberato il cigno dalla cordicella.

A molti di loro, come nel caso di Renzo, vengono tagliuzzate le piume remiganti per non farli volare e quindi il taglio delle piume remiganti non è una scelta che riguarda il proprietario dell’animale, visto che è compiuta dagli allevatori per la gestione degli uccelli addomesticati in cattività e naturalmente non condivisa dal sottoscritto. Forse dovreste pensare che abbiamo salvato un cigno”.