Scarichi zero nel mare di Nardò? Il Ministero Ambiente brucia le ultime speranze: “Deroghe impossibili” il verdetto. Ecco perché

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Nardò – Non scaricare neanche un litro di reflui fognari depurati nel mare di Nardò si può fare solo se si superano leggi e norme nazionali, in linea con l’Europa. Ma per superare le leggi in vigore, occorrono deroghe che non si possono fare. Di conseguenza lo “scarico zero” resta di carta. Questa la conclusione cui è giunto il Ministero dell’Ambiente, che non ammette eccezioni alle regole né per gli impianti di Nardò – Porto Cesareo, né per Manduria -Sava. Scatenate le opposizioni da sempre sostenitrici di una richiesta impossibile perché impraticabile.

Il governo della Regione, che ha sempre fatto proprie le istanze avanzate dalla maggioranza consiliare guidata da Giuseppe Mellone, finisce dietro la lavagna: “La richiesta avanzata dalla Regione Puglia si configura, di fatto, come una “ulteriore deroga” ovvero “una deroga ad una deroga” in assenza di qualsivoglia fondamento giuridico e normativo”.

Il pronunciamento del 7 agosto

Firma la bocciatura il direttore generale del Ministero del’ambiente e della tutela del territorio e del mare. La data riportata è del 7 agosto scorso anche se è venuta alla luce in queste ore. Ma, al netto della campagna elettorale in corso, la sostanza del diniego alle deroghe richieste non cambia di segno, come fortemente auspicato a Palazzo Personé prima nella campagna elettorale per le comunali del ’16 e poi dal Comune.

Le ragioni vengono esplicitate in tre cartelle in cui si focalizza la casistica in base alla quale sono possibili gli scarichi dei reflui depurati sul suolo, le distanze dal più vicino corpo idrico superficiale. In tali parametri il depuratore di Nardò (che riceverà i reflui di Porto Cesareo per smaltirli) non rientra, come del resto quello dei due Comuni del Tarantino.

Le ragioni del no

Oltre al dato che gli scarichi devono essere conformi ai valori limite fissati, altre “condizioni inderogabili”  fanno riferimento “alla distanza dal più vicino corpo idrico       superficiale, distanza calcolata in funzione sia della tipologia delle acque, di scarico, se acqie reflue urbane o industriali, sia della portata giornaliera media dello scarico stesso”. Gli agglomerati di Nardò e Porto Cesareo sono fuori da questi parametri giudicati “inequivocabili”.

La missiva ministeriale è stata spedita al competente assessorato regionale, al Dipartimento Agricoltura e Sviluppo rurale e ambientale  e al commissario straordinario unico, prof. Maurizio Giugni, che sta seguendo questa vertenza giunta, forse, ad una conclusione.

Porto Cesareo resta in attesa

Naturalmente questa non è una buona notizia neanche per il vicino paese di Porto Cesareo, dove la rete fognaria – dopo una censura di livello europeo – è conclusa ma non potrà essere messa in funzione senza un accordo con Nardò e la Regione, alla quale pochi giorni fa si è nuovamente rivolto il Sindaco Salvatore Albano.

In attesa di conoscere la posizione dell’Amministrazione comunale sulla lunga e intrigata vicenda (nessuna dichiarazione anche sul mezzo preferito dal Sindaco Mellone), reagiscono subito coloro che da sempre hanno definito lo “scarico zero” in mare come qualcosa di fantomatico e di mera propaganda, ricordando che furono 3.500 i cittadini che firmarono quella petizione sul finire della precedente consiliatura al grido di “Mai la m… di Porto Cesareo nel nostro mare”.

“Sciatteria e incompetenza”

Lorenzo Siciliano

“Il Ministero dell’ambiente ha ovviamente negato la deroga fantascientifica richiesta dalla Regione, ci fornisce, in conclusione, un esito nefasto per il nostro mare, frutto della sciatteria, dell’incompetenza e delle menzogne di Mellone e i suoi”, attacca Lorenzo Siciliano, consigliere comunale dem.

“Lo scarico a mare (a Torre Inserraglio, sul litorale neretino, ndr) continuerà ad esserci con l’aggravante dei reflui fognari di Porto Cesareo. Una richiesta, quella della deroga, stroncata dal Ministero, e bollata come “una deroga priva di qualsiasi fondamento giuridico e normativo”, prosegue Siciliano, per il quale “il tempo ristabilisce sempre la verità, come detto, e rimette al loro posto i bugiardi”. Da qui una proposta conseguente: “Ora Mellone abbia la dignità di compiere un solo atto: chiedere scusa ai cittadini di Nardò e dimettersi”.