Netturbini licenziati: il giudice ordina all’azienda di riprenderlo al lavoro. E’ il secondo caso in dieci giorni

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Ugento – Il Tribunale di Lecce ha deciso la riassunzione di un altro dipendente del settore della raccolta e smaltimento di rifiuti – il secondo nel giro di una decina di giorni – che ha visto accolte le proprie tesi contro l’estromissione dal posto di lavoro dopo l’emanazione dell’interdittiva antimafia che aveva colpito alcune aziende.

Il secondo caso Si tratta di Antonio Preite del cantiere di Ugento, licenziato dalla Gial Plast di Taviano cui è nel frattempo subentrata la Ecotecnica di Lecce. A quest’ultina società il Tribunale ha intimato il reintegro immediato sul posto di lavoro e il pagamento delle mensilità pregresse da aprile ad oggi.

Sentenza fotocopia: “Insussistenza del fatto addebitato”

Simili le motivazioni alla base della sentenza di reintegro al proprio posto di lavoro: “Il licenziamento intimato appare ingiustificato per insussistenza del fatto addebitato e per manifesta insussistenza del motivo oggettivo”.

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Agli inizi della spinosa questione e della decisione aziendale certamente non facile, ci sono infatti vicende personali di alcuni addetti con reati accertati e condanne di diversi anni fa e scontate fino in fondo. Come nel caso di Preite.

Esulta il sindacato Cobas Lecce

“Le motivazioni del Giudice sono le considerazioni espresse dal sindacato Cobas fin dal primo giorno di questa triste vicenda, principalmente dopo la sospensione della misura di interdittiva antimafia emanata dalla Prefettura di Lecce da parte del Tribunale Lecce.
Il sindacato Cobas – si legge in una nota del sindacato – ha chiesto da sempre la reintegra sul proprio posto di lavoro dei lavoratori e padri di famiglia illegittimamente licenziati. In questa vicenda gli unici ad aver pagato il prezzo più alto sono i trenta lavoratori e le rispettive famiglie che, oltre a rimetterci il posto di lavoro, ci hanno rimesso la dignità personale e familiare”.

Il precedente ad Alezio  Il 9 settembre scorso il reintegro – col recupero delle retribuzioni relative al periodi decorrente dal licenziamento del 28 aprile – aveva interessato Sebastiano Caiffa, 57 anni, di Gallipoli e residente ad Alezio. La sua sentenza, a seguito di un ricorso presentato il 28 giugno scorso, sembra aver aperto una strada che, dal punto di vista dei principi costituzionali e della giurisprudenza non sembra attaccabile.

Ma l’allontanamento dall’azienda non è scongiurato

Il fatto che però il sindacato Cobas di Lecce sia il solo a percorrere questa strada del ritorno in azienda, lascia intendere che la partita potrebbe non rivelarsi, alla prova dei fatti, vinta. Alcuni dei licenziati infatti stanno esplorando altre strade per evitare un rischio piuttosto reale. “Non vogliamo vincere in Tribunale e però poi perdere il posto di lavoro siap ure con una bella somma da portarsi a casa”, dice qualcuno.

La sentenza cioè potrebbe portare non alla riassunzione, ma ad una trattativa tra operaio e società per concordare il “prezzo” della rinuncia a restare in azienda. E’ quanto prevede la nota legge denominata Jobs act. Non a caso adesso in tanti guardano alla Gial Plast per capire quale sarà la linea che sarà intrapresa davanti a queste sentenze

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