“Nel mio paese”, Maria Pacella

2063

1010199_922573324426189_221195456012196836_nNel centro del mio paese, insieme al carretto dello zucchero filato e a quello delle crêpe, c’è una giostra antiquata dai colori spenti che accoglie le risate rumorose dei bambini.
Alla fine delle loro corte braccia, trattenute da cappotti di almeno due taglie più grandi, ci si possono trovare due cose: un papà intento a “minacciare” il figlio di un possibile pavimento vuoto sotto l’albero di Natale oppure un palloncino colorato, sicuramente più mansueto e silenzioso.
Intorno a quest’aura di leggerezza e serenità, così bella da far venir voglia di rinchiuderla in una palla di vetro con la neve, quest’anno basta spostare un po’ lo sguardo per cambiare umore.
Al posto delle luci natalizie, attaccati sulle saracinesche abbassate, luccicano grandi cartelli fluorescenti con “affittasi” e “vendesi” impressi di nero con sotto un numero scritto a caratteri grandi. Niente addobbi ‘fai da te’ sulle mensole nella merceria della signora sempre sorridente, niente file nel parrucchiere messo in quel buco dal 1947, niente file nel negozio di scarpe, nella pescheria o nella mia libreria preferita. Solo serrande chiuse sotto la totale indifferenza dei maggiori. Probabilmente questa è solo la ciliegina sulla torta di questo anno che si sporca le mani di stragi, tristezze generali, paura e dolore.
Da bambina ho sempre adorato gli addobbi, le canzoni di Natale, il mercante in fiera in famiglia, la tanto bramata quanto bella neve. Me ne stavo accoccolata nella mia casa al profumo di cannella, con i biscotti al burro nel forno per poi mangiarli – appena cotti – sotto il plaid, guardando un film di Natale. Un po’ inconsapevole, positiva, felice.

Mi piace la positività che abita nei bambini e trovo che ora più che mai dovremmo prendere spunto da loro e pensare che vivremo altre primavere dopo gli inverni. Un autoregalo utile, gratis e con benefici.
Nel supermercato John Lennon intona in filodiffusione “War is over, if you want it”. Tra gli scaffali la gente, armata di carrello, si sfida alla caccia dello sconto speciale sul bagnoschiuma e crema corpo coordinati. Ne comprano cinque o sei di queste confezioni e via la paura, l’incubo dei regali senza spendere troppo è superato.
Quest’anno nella mia casa il venticinque dicembre si avrà più posto in tavola. Mancherà quella persona speciale, quella persona che guardando la frenesia della gente durante questo periodo dell’anno, avrebbe disapprovato commentando con un: “Ai miei tempi ci si mettevano le arance nelle calze e tutti erano più felici” ed avremmo riso di gusto, caro nonno.

Maria Pacella – Casarano