Necropoli, storia con polemiche

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I reperti archeologici nella foto di Massimo Negro
I reperti archeologici nella foto di Massimo Negro

ALEZIO. Torna d’attualità “lo stato d’abbandono e di degrado” della Necropoli messapica. La denuncia viene dai consiglieri di minoranza  Gianpaolo Sansò, Rocco Luchina e Andrea Barone i quali, in un’interpellanza, hanno messo in evidenza  “la presenza di rifiuti e sterpaglie, con apricancelli divelti e inutilizzabili”. Pur prendendo atto che “qualcosa si sta muovendo, in quanto alcuni locali sono stati assegnati all’associazione Trekking” (che  a breve ha garantito l’avvio dei primi interventi di sistemazione) Sansò ha lamentato: «La necropoli non è possibile visitarla, non c’è un cartello che indichi gli orari o un numero telefonico per poter chiamare; non abbiamo creato nessun percorso didattico per le scolaresche e per i turisti. Lo stato di abbandono, inoltre, lo si può ravvisare anche su altre strutture comunali, come la scalinata della Lizza, un luogo sacro, percorso quotidianamente da scooter».

Nella sua risposta, il sindaco Vincenzo Romano ha ripercorso le principali vicende relative alla Necropoli, ricordando che la parte restante dei locali sarà assegnata dopo che il Comune di Sannicola, capofila del progetto “Città policentrica”, avrà affidato in gestione quei locali ad un’associazione, in conformità con le direttive del finanziamento Sac già ottenuto. «Il ritardo nell’espletamento della gara è dovuto a difficoltà che il Comune di Sannicola ha avuto con l’Ufficio tecnico e che sta cercando di superare. Non è vero – ha voluto precisare il Sindaco – che la Necropoli versa in stato di abbandono, perché viene comunque mantenuta nel modo migliore possibile; inoltre ci sono centinaia e centinaia di persone, compresi i ragazzi delle scuole aletine e molti turisti che la visitano e, grazie anche all’assessore Walter De Santis che funge da guida turistica, ci sono molti cittadini che possono confermare che questi beni vengono fruiti dalla collettività».

Venuta alla luce nel 1981 in località Monte d’Elia, quando centinaia di cittadini assistettero al paziente lavoro di dissotterramento di ogni singola tomba e allo scoprimento del suo corredo funerario conservatosi per millenni, l’area archelogica oggi è poco nota alle  nuove generazioni e attende di tornare ad essere non solo un cimelio del passato, ma anche una risorsa preziosa per il futuro di Alezio.