Nardò, sulla discarica di Castellino nuovo incontro martedì in Provincia

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Castellino9Nardò. Situazione ancora in stallo per le vicende della discarica di Castellino, nelle ultime settimane tornata agli onori della cronaca per via delle preoccupanti rilevazioni oltre la norma di nichel, arsenico e vanadio nei pozzi intorno all’impianto. Dopo la riunione con i rappresentanti della Regione  della settimana scorsa, nella quale l’amministrazione neretina ha chiesto alla Regione di farsi carico dei costi di bonifica (circa 5 milioni di euro), l’assessore Francesca De Pace porterà un’altra istanza nella riunione in Provincia programmata per martedì 1 marzo: “Ho visto la Regione molto cauta, nessuno ha ancora preso un impegno. In Provincia chiederò – dice la titolare della delega all’Ambiente – che si individui un organo che si occupi della rideterminazione delle tariffe, e poi passare al recupero delle somme”.

La questione cui fa riferimento la De Pace è quella delle somme dovute dai 46 comuni dell’Ato2 che negli anni hanno conferito i propri rifiuti in discarica: la Mediterranea Castelnuovo 2 (già vincente in alcuni contenziosi per delle somme di lieve entità) ha diffidato più volte i Comuni perché pagassero le tariffe dovute, da rideterminare una volta chiusa la discarica (2006). Da allora fino ad oggi nessuno ha ancora fatto i riconteggi, e le risorse per la bonifica totale (da ridefinire in virtù della chiusura anticipata dell’impianto) non sono state quindi mai messe a disposizione.

Se la Regione non dovesse decidere di farsi carico (anche solo provvisoriamente) dei 5 milioni necessari per la messa in sicurezza, la questione potrebbe rimanere aperta per anni, con l’inevitabile contenzioso tra la ditta proprietaria dell’impianto e i 46 Comuni.

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Le somme che le amministrazioni devono alla Mediterranea sono però  altissime, soprattutto nel caso dei centri più grossi. I soli comuni di Galatone e Nardó (i due hanno “in casa” il problema) dovrebbero versare rispettivamente circa 200mila euro e 800mila euro, anche se poi l’amministrazione neretina avrebbe diritto ad una forma di ristoro per aver ospitato l’impianto nel proprio territorio.

 

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