Nardò, si accende la focara di Sant’Antonio e volano le lanterne dei desideri

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La focara a Nardò (foto d’archivio)

Nardò – Non proprio tutte le feste sono spazzate via dall’Epifania. A Nardò il 17 gennaio scocca l’ora dell’accensione della “focara” di Sant’Antonio, organizzata dalla parrocchia del Sacro Cuore di Gesù e giunta alla 47ª edizione.

Alle ore 17,30 il rosario e a seguire la messa, al termine della quale la statua di Sant’Antonio Abate verrà traslata nel campetto di via Leonardo da Vinci per la benedizione degli animali, che avrà inizio alle 19. Una tradizione molto radicata nella cultura popolare italiana e presente in diverse parrocchie neretine: per tanti è un modo per dimostrare pubblicamente non solo il proprio credo religioso, ma anche l’affetto verso i propri amici pelosi.

Volano le lanterne dei desideri

Alle 19,30 il lancio delle lanterne dei desideri, che illuminano una notte speciale per i parrocchiani del Sacro Cuore. Per i fedeli, la lanterna ha il compito di trasportare i desideri dalla terra al cielo, in modo che il Signore, per intercessione di Sant’Antonio, possa trasformarli in realtà: per questo motivo la tradizione richiede che il desiderio venga scritto sulla superficie della lanterna e poi inviato in cielo.

Oltre al suo significato mistico, lo spettacolo è anche pirotecnico e chiunque desideri la lanterna può richiederla in parrocchia. Infine, l’accensione della “focara” e la consueta estrazione dei premi.

Le parole dei parroci del Sacro Cuore

Festeggiamo con fervore anche quest’anno il nostro santo – dichiarano i parroci don Giuseppe Casciaro e don Salvatore Cipressa. – Partecipiamo con fede al triduo di riflessione e preghiera organizzato in suo onore”. Il programma religioso, infatti, è iniziato il 14 gennaio e prosegue fino al 16 con il ritrovo dei fedeli per il rosario delle 17,30 e la messa delle 18.

La sera del 17 gennaio – aggiungono i parroci – permettiamo agli animali domestici e da cortile con cui condividiamo parte del nostro tempo di ricevere la benedizione del loro protettore, poi stiamo un po’ insieme attorno al fuoco, cantando e, perché no, gustando le tradizionali prelibatezze enogastronomiche”.

Don Casciaro e don Cipressa concludono esprimendo il proprio augurio: “Con la sua vita, pur vissuta nella solitudine e nell’asprezza del deserto egiziano, Sant’Antonio ci spinga a superare i nostri egoismi e a vivere con una fede più robusta nella carità fraterna, nell’attenzione ai più svantaggiati e nell’essere portatori di conforto e di pace nei nostri ambienti di vita”.