Nardò: sbocco a mare ok, con scambi

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Torre Inserraglio - Veduta aerea 2Nardò. La battaglia è persa. La condotta sottomarina, lunga 1.100 metri, che sverserà i reflui di Nardò e Porto Cesareo ad una profondità di 35 metri, nel mare di Torre Inserraglio (foto),  osteggiata per anni da migliaia di cittadini, comitati e ambientalisti e dal  l’intero Consiglio comunale, si farà. A Nardò, ormai, col rischio incombente di un commissariamento ministeriale, non resta altro che “sperare” in un accordo, il più conveniente possibile, con Regione Puglia e Aqp, che porti qualche vantaggio al territorio in cambio del mega tubo in mare,  che eviterà alla Puglia le sanzioni della procedura d’infrazione aperta dall’Europa. Le proposte alternative avanzate, su suggerimento delle associazioni ambientaliste, dal Comune nelle riunioni presso il  Ministero dell’Ambiente (realizzazione di due distinti impianti di fitodepurazione dei reflui, senza alcuno sbocco in mare sull’esempio di quanto realizzato dallo stesso Aqp in altri comuni pugliesi come Melendugno e Fasano) non sono state ritenute praticabili.

La situazione di forte contrapposizione fra Nardò, da una parte, e Regione Puglia, Aqp e Autorità idrica pugliese, dall’altra, aveva indotto il Ministero al tentativo di favorire una soluzione condivisa, in assenza della quale, però, non avrebbe potuto fare altro che ricorrere ai poteri sostitutivi previsti dal decreto “Sblocca Italia”, avocando a sé le decisioni del caso e nominando un commissario ad acta. Da qui l’idea di della Giunta guidata dal sindaco Marcello Risi di tta a “sondare” la disponibilità degli interlocutori ad accettare un accordo. «Abbiamo fatto di tutto per difendere proposte alternative allo scarico a mare – dice Risi – ora si tratta di scegliere se subire il commissariamento o ratificare le condizioni contenute nel protocollo d’intesa che, in ogni caso, riteniamo essere di molto migliorative rispetto al tanto contestato progetto iniziale».

L’intesa prevede: il potenziamento dei depuratori di Nardò e Porto Cesareo per il riuso parziale in agricoltura, attraverso la rete idrica del Consorzio di bonifica dell’Arneo e dell’Arif, dei reflui depurati (importo complessivo dei lavori, 5 milioni di euro); lo spostamento della condotta terrestre di collettamento dei reflui provenienti da Porto Cesareo che passerà sulla strada “Tarantina” invece che dal sito Sic della Palude del Capitano; la realizzazione della fognatura nelle marine, da S. Maria al Bagno (in parte già servita), fino a Torre Squillace, passando da S. Caterina e Sant’Isidoro, oggi ancora completamente sguarnite (8 milioni di euro, disponibili nell’immediato, con previsione di ulteriori investimenti); il monitoraggio costante della qualità delle acque depurate e ulteriori studi meteo marini per un eventuale prolungamento della condotta.

Per la Consulta dell’Ambiente il protocollo “non è un impegno concreto, serve un nuovo progetto e un nuovo accordo di programma con impegni vincolanti per Aqp e Regione Puglia”. Dagli attivisti del Comitato “No Tub”, è arrivata  un’ulteriore richiesta non contemplata nell’accordo: l’ampliamento fino al mare di Portoselvaggio dell’Area marina protetta di Porto Cesareo e Nardò: «A questo punto – dicono – Porto Cesareo non potrà certo continuare a opporsi, come ha fatto finora. Inoltre dovrebbero garantire la bonifica del torrente Asso dove si riversano da anni i reflui provenienti dai depuratori consortili di Copertino, Veglie, Leverano, Maglie, Galatone e Seclì”.