Nardò, nessun debito nascosto: assolti in 16 tra ex amministratori e funzionari del Comune. Che dovrà pagare i loro avvocati

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Nardò – Nessuno sforamento del patto di stabilità e nessun debito nascosto per evitare di superarlo, esponendo il Comune e se stessi a sanzioni: lo ha stabilito oggi la Corte dei conti di Bari che era entrata in campo per opera di un esposto firmato da coloro che poi sarebbero diventati Sindaco (Giuseppe Mellone) e vicesindaco (Oronzo Capoti) con principale obiettivo da colpire la Giunta di Marcello Risi. Sono quindi in regola i conti dell’anno 2012, ben sotto la soglia massima consentita dal “patto”.

La richiesta della Procura della Corte dei conti a carico di 16 persone Il caso era scoppiato, con dure valutazioni politiche e richiesta di dimissioni di consiglieri dell’epoca “implicati” e ancora a Palazzo Personé, nel 2012, poco dopo l’elezione a Sindaco di Risi dopo un mandato di Antonio Vaglio con commissariamento prefettizio finale. A dare fuoco alle polveri erano stati gli allora consiglieri di opposizione Mellone e Capoti. che chiesero alla Procura della Corte dei conti di accendere un faro sui numeri di quel bilancio. Nello stesso anno partì per Bari il rapporto di Risi. La Procura, nel dicembre scorso, aveva presentato il conto, con penalità a carico di 15 persone:  Giuseppe Leopizzi (segretario generale, circa 17mila euro), Maria Josè Castrignanò (dirigente, 8.217 euro), Antonio Tiene (presidente del Consiglio comunale, dimessosi nel 2015 e non ricandidato alle comunali 2016; 15.415 euro); i consiglieri comunali favorevoli col proprio voto al bilancio sotto accusa, molti dei quali non più in carica: gli allora Udc pro-Risi Pierpaolo Losavio (1.512 euro) e Totuccio Calabrese (2.646 euro), nel 2016 il primo non si è ricandidato mentre il secondo, candidato con Vaglio, non è stato eletto; Rocco Luci (1.512); 2.268 euro a Daniele Piccione (eletto nel 2016 nel Pd pro-Risi e oggi capogruppo dei Democratici in Consiglio comunale); 756 euro a Gianni Gaballo (nel 2016 candidato non rieletto in una lista pro-Risi), 1.890 euro di sanzione a Daniele Parisi e 2.268 euro ad Antonio Cavallo (entrambi nel 2016 candidati nel Pd e non rieletti); 2.268 euro a Roberto My (pro-Risi sia nel 2011 che nel 2016, oggi consigliere comunale di Art.1 subentrato a Palazzo Personé dopo le dimissioni di Marcello Risi nell’aprile scorso); 2.646 euro a Sergio Vaglio (non ricandidatosi nel 2016); 2268 euro per Andrea Frassanito (nel 2016 candidato non eletto con Vaglio), 2646 euro per Michele Muci (nel 2016 candidato non eletto in lista pro-Risi), 2.268 euro per Maria Antonietta Coppola (nel 2016 candidata non eletta in lista pro-Risi).

La linea di difesa di Risi «Il fantomatico sforamento del patto di stabilità nell’anno 2012 è assolutamente infondato in diritto e gravemente lacunoso nella ricostruzione dei fatti – aveva replicato l’ex Sindaco Risi – la mia amministrazione si è limitata a riconoscere, dopo un faticosissimo lavoro istruttorio, milioni di euro di debiti fuori bilancio ereditati dall’Amministrazione del dott. Antonio Vaglio e dal commissario di governo e occultati con diversi escamotage prima dal Sindaco che mi ha preceduto e poi dal commissario che ha retto il Comune fino al maggio 2011”. «Con la memoria che depositeremo – aveva preannunciato Risi – dimostreremo che i gravissimi fatti sui quali la Procura della Corte di conti dovrebbe senza indugio indagare (il mio primo esposto è datato 2012) sono quelli relativi agli anni 2009 e 2010 e ai mesi del 2011 a gestione commissariale. Spero che venga presto fissata l’udienza. A quel punto racconterò in dettaglio alla Corte quello che è accaduto al Comune di Nardò prima del mio insediamento e nessuno potrà più fare finta di non sapere».

Comune condannato a pagare le parcelle degli accusati: 15mila euro circa Non ci sono al momento repliche e commenti sulla sentenza della Corte dei conti pugliese. Dal documento dei magistrati si evince che non sono state messe in atto manovre dolose finalizzate a non conteggiare circa 800mila euro di debito fuori bilancio. Nel caso in cui fossero stati riconosciuti e pagati entro il 2012, ugualmente il Patto di stabilità non sarebbe stato infranto. Dato conclusivo: a seguito della sentenza, il Comune è stato condannato a pagare le parcelle dei legali nominati dagli accusati a propria difesa. Si tratta di circa 15mila euro.