Nardò, la Stidda, i fuochi

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Francesco MandoiIN EVIDENZA. «Che ci facevano a Nardò due componenti acclarati della “Stidda” (associazione criminale di stampo mafioso particolarmente attiva nella Sicilia occidentale, ndr), entrambi arrestati a Novara per rapina e sospettati di riciclare denaro sporco, con conosciuti appartenenti della criminalità locale? ? E tutte queste auto in fiamme sono solo opera di piromani?»: queste alcune delle risposte – tra l’inquietante e il retorico – del procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia, Francesco Mandoi. Si è nell’aula magma del Seminario di Nardò; col dottor Mandoi è stato chiamato ad interloquire il direttore di “Piazzasalento” Fernando D’Aprile, davanti ad un centinaio di persone a tratti attonite invitate dall’Università della Terza età del presidente Salvatore De Benedittis, col tema “La Scu oggi”. Il salone è gremito. Le mappe della Direzione distrettuale antimafia indicano una decina di gruppi attivi in diverse zone della provincia: Nardò non vi figura? Non ci sono “eredi” dei boss in carcere? «Le mappe sono necessariamente sintetiche – risponde il magistrato – e l’organizzazione della criminalità ora è in movimento continuo; chi è rimasto fuori dalle carceri è attivo, magari fa riferimento ad altri gruppi di fuori che hanno messo le mani qui ed ogni tanto “scoppia” un caso”».

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