Nardò, il giorno delle primarie tra tensioni e stop al voto: “Inquinato”

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Nardò – Poco dopo le 18 le urne delle primarie del Pd hanno lasciato il chiostro di S. Antonio in direzione federazione provinciale di Lecce. Lì in queste ore si deciderà se annullare il voto a causa dell’alto e decisivo numero di votanti di chiara provenienza del centrodestra neretino oppure ritenerlo valido ma fino alle 14,30, quando i rappresentanti delle mozioni facenti capo a Renzi e Orlando hanno abbandonato il seggio.

È l’epilogo di una giornata che doveva essere di democrazia finalizzata alla scelta del segretario nazionale del Pd e che invece si è trasformata in un caso di cui già se parlava a livello nazionale, per l’esplicito appoggio con annesso invito al voto fatto dal Sindaco Giuseppe Mellone all’indirizzo di Michele Emiliano e da quest’ultimo non rifiutato.
Seggio aperto alle otto secondo quanto stabilito. L’affluenza è alta da subito. Ma anche la tensione, dati i precedenti e date le contromisure messe in atto dal partito ufficiale, retto a Nardò da Rino Giuri. Durante la mattinata decine di persone si sono messe in fila per votare. La fila di destra è riservata agli iscritti del Pd, quella di sinistra ai non elettori del Pd; quella di sinistra è lunghissima, quella di destra no. È il primo esplicito segnale che l’invito pressante di Mellone e dei suoi – con raffiche di telefonate e contatti ai propri sostenitori – è arrivatpo a segno. Dopo l’accoglimento pubblico delle tesi della nuova Amministrazione sugli scarichi dei reflui depurati di Nardò e Porto Cesareo,  i melloniani vogliono votare Emiliano. E lo fanno vedere senza alcun problema. Consiglieri comunali di maggioranza e assessori si presentano al seggio per votare per il nuovo capo dei democratici ma vengono mandati via. È il caso dell’assessore all’Urbanistica Giulia Tedesco, alla quale viene impedito di votare. Idem Paolo Maccagnano, eletto nel centrosinistra e poi passato con Mellone con un altro gruppo consiliare. Maccagnano viene spintonato fuori dal seggio dal consigliere comunale pd Daniele Piccione, che rimarca con forza che si tratta di primarie di un partito che non è il suo. All’ingresso del seggio è ben presente un cartello che indica che non possono votare iscritti ad altre liste o movimenti politici. Il divieto, dicono dalle aree Renzi e Orlando, è esteso anche a candidati alle scorse elezioni comunali in liste diverse dal Pd, presentatori di liste, rappresentanti di lista o eletti in direttivi di movimenti e partiti diversi dal Pd,; tutti quei nomi sono stati raccolti per tempo dai dirigenti democratici locali.
La tensione prende anche loro. All’interno del seggio ci sono altri manifesti. È ancora affisso quello che il Pd locale ha diffuso alcune settimane fa, in cui si attacca il Sindaco Mellone con un “basta menzogne” per la questione condotta fognaria. Quel manifesto ne ha anche per il governatore poiché contiene la scritta “promesse impossibili di Emiliano”. Salvatore Russo (Pd area Emiliano) strappa e butta via quei manifesti. Va su tutte le furie il coordinatore del circolo Giuri: “Questo posto oggi è sede del Pd! Quel manifesto non andava assolutamente rimosso! Non conteneva alcuna indicazione di voto!”. Proseguono le polemiche e prosegue la fila dei non iscritti, inesauribile. A mezzogiorno hanno votato circa seicento elettori. Renziani e orlandiani sono preoccupatissimi: è evidente, dicono, che la stragrande maggioranza dei votanti è qui per Emiliano (che nelle primarie degli iscritti ha preso solo sei voti) inviati da Mellone. “Non sanno manco dove si trova la sezione del Pd”, dice amareggiato un dirigente dei Giovani Dem.
Fuori dal seggio, oltre a eletti e dirigenti di centrosinistra, continuano a stazionare i melloniani: i consiglieri comunali Fedele, Giuranna, De Mitri, il presidente del Consiglio Ettore Tollemeto. Arriva al seggio Vincenzo Renna, che alle comunali 2016 ha sostenuto Mellone presentando una lista a suo sostegno. Non vogliono farlo votare perciò.  Sostenitore di Emiliano, Renna litiga con loro e si rivolge alle forze dell’ordine, che dalla mattinata presidiano il seggio: riesce a votare. In tutta risposta l’ex sindaco Rino Dell’Anna (oggi Pd), chiede di mettere a verbale la richiesta di annullamento di tutto il voto neretino. La lite tra Renna e rappresentanti di seggio prosegue anche dopo, senza particolari conseguenze. La marea di votanti non si riduce nemmeno all’ora di pranzo. La fila è tanta. In una situazione normale, sarebbe un’ottima notizia per il Pd.
Alle 14,30 scatta il blocco del voto. Gli scrutatori dell’area Orlando si ritirano dal seggio e parlano di “irregolarità gravissime” perché ha votato in maniera massiccia e organizzata il centrodestra. I renziani stanno per fare altrettanto. Infine se ne vanno pure loro. Comunica Marcello Risi (ex sindaco, area Orlando): “L’area Orlando e l’area Renzi hanno chiesto l’annullamento delle operazioni di voto a Nardò. Ritirati tutti gli scrutatori espressione delle due aree. Gravissime irregolarità nei seggi per questa massiccia partecipazione del centrodestra a favore di Emiliano. Molti non aventi diritto hanno votato. Nei seggi e nei pressi dell’ingresso al seggio continua è stata la presenza di esponenti e amministratori della destra vicini al sindaco Mellone. Hanno votato dirigenti e candidati del centrodestra per scegliere il segretario del partito avversario”. “Questa è la loro idea di democrazia”, conclude un iscritto. (Ha collaborato Stefano Manca)