Nardò e gli scarichi a mare: il Comune cambia linea e accoglie le richieste di Porto Cesareo. Si deve tornare in Consiglio

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Lo-scarico-a-mare-di-Torre-Inserraglio-di-NardoNARDÒ. Potrebbe nascere un’alleanza Nardò-Porto Cesareo sull’estenuante querelle dei reflui fognari e del loro recapito finale. Dai venti di guerra tra le due comunità ai venti di pace che prevedono alcune nuove posizioni da parte soprattutto della neoeletta Amministrazione comunale che ottiene l’appoggio politico del Comune vicino e accetta “a fini emergenziali” la condotta a mare ma sottocosta, in modo da essere – si dice – maggiormente controllabile e il collegamento di quella rete fognaria al proprio depuratore. Sullo sfondo resta ribadito l’obiettivo del riuso delle acque depurate a scopi agricoli. Ecco, integralmente la parte iniziale della nota sottoscritta da Giuseppe Mellone e Salvatore Albano: “Ieri sera, al termine di un incontro a Palazzo Personè, i sindaci Pippi Mellone e Salvatore Albano hanno deciso di condividere un percorso che consenta innanzitutto di avere garanzie di tutela ambientale per il litorale jonico e rassicurazioni rispetto alle esigenze precipue delle due comunità. Con il superamento, quindi, delle incomprensioni e delle distanze delle ultime settimane. Il compromesso raggiunto al termine di un lungo e articolato confronto contempla la disponibilità massima del Comune di Nardò al collettamento del depuratore di Porto Cesareo a quello neretino (presupposto per il completamento della rete fognaria cesarina), e il sostegno di Porto Cesareo alla richiesta di Nardò a Regione Puglia e Aqp di un potenziamento del depuratore neritino e di un sistema avanzato di depurazione e affinamento dei reflui al massimo livello (anche mediante depuratori modulari per adeguare l’impianto alla portata necessaria alle esigenze dei residenti, il cui numero cresce soprattutto nel periodo estivo), che ne consenta poi il riutilizzo in agricoltura. Di fatto, con una scomposizione del protocollo d’intesa, in parte già revocato dall’amministrazione comunale neretina qualche settimana fa, e con il ripudio comune della condotta per lo scarico a mare, almeno di quella prevista dal protocollo stesso, cioè “allungata” fino a due chilometri. È convincimento comune, infatti, che a valle di un sistema così strutturato la condotta a raso, a fini emergenziali e comunque con scarico controllabile, non rappresenta una minaccia per il mare”. Molto soddisfatto Mellone per queste conclusioni che dovrebbero indurre Regione e Acquedotto pugliese “a rivedere le scete su questo territorio, del resto inspiegabili se altrove si cercano e si mettono in atto soluzioni logiche, di salvaguardia ambientale e tecnologicamente avanzate”. Prudente e con una esplicita richiesta il commento del Sindaco di Porto Cesareo, come riportato nella stessa nota finale a cura del Comune neretino: “Come più volte ribadito durante l’incontro, ora tali accordi devono essere riportati nero su bianco:  sarebbe il caso che il Comune di Nardò, dopo la revoca del Protocollo d’intesa – da cui sono state stralciate sia la realizzazione della condotta sottomarina che il collettamento della rete fognaria di Porto Cesareo a quella neretina – ritornasse in Consiglio comunale per riapprovare quest’ultimo punto. Porto Cesareo, di contro, ritirerebbe il ricorso al Tar fatto in seguito alla revoca parziale del documento in questione. Sarebbe questo il primo passo verso un impegno comune per il territorio ed il nostro mare”. I consiglieri dovrebbero dunque essere riconvocati per rivedere di nuovo l’accordo fatto dalla precedente Amministrazione con Regione, Aqp e Autorità idrica regionale,dando via libera al colletta mento della rete fognaria del vicino Comune a quella di propria pertinenza. In questa prospettiva Porto Cesareo ritirerebbe il ricorso al Tar contro l’annullamento del Protocollo d’intesa. In attesa dei successivi passaggi, c’è chi mette in relazione la “revisione” operata dalla Giunta Mellone con un a nota giunta da Bari il 13 ottobre, rimasta riservata finchè non ne ha rivelato il contenuto la “Gazzetta del Mezzogiorno tre giorni dopo. In essa il dirigente regionale Luca Limongelli (Dipartimento Agricoltura, Sviluppo rurale, Tutela del’ambiente-risorse idriche) scrive al Ministero dell’Ambiente addossando responsabilità al Comune di Nardò circa il sistema fognario depurativo di Porto Cesareo non ancora conforme alla Direttiva europea n. 271 del ’91. Il dottor Limongelli – indicato da alcuni come il possibile commissario nel caso in cui scattasse questa misura da parte del Ministero dell’Ambiente – spiega questa rilevante sua convinzione con le “mancate autorizzazioni alla costruzione delle opere relative al collettamento dello scarico del presidio depurativo di Porto Cesareo a quello di Nardò e alla realizzazione del recapito finale consortile degli impianti depurativi di Porto Cesareo e Nardò (mediante condotta), oggetto del protocollo d’intesa revocato dal Consiglio comunale di Nardò”. Per non finire all’angolo e vedersi appioppare sanzioni pecuniarie rilevanti, il Sindaco Mellone ha accolto le richieste di Porto Cesareo finora rispedite al mittente, non senza però aver prima replicato alla Regione (e al dirigente  Limongelli) e ad Aqp, colpevoli di “non aver ad oggi ottemperato a importanti opere previste dal protocollo: la Giunta regionale, infatti, ha finanziato la realizzazione della condotta sottomarina e gli interventi di completamento del servizio idrico e fognante di Nardò, ma non l’adeguamento tecnologico dell’impianto depurativo di Nardò finalizzato al trattamento dei reflui, né il collettamento delle acque reflue affinate dagli impianti di depurazione ai punti di presa dei domini irrigui Arif e del Consorzio di bonifica dell’Arneo”.