Nardò e la Serie D perduta: c’è anche il Comune nel ricorso al Tar dopo la retrocessione d’ufficio

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Nardò – Nardò difende a denti stretti il proprio diritto a giocare in Serie D. Accanto alla società calcistica, nel ricorso presentato davanti al Tar Lazio c’è anche l’Amministrazione comunale, che si è costituita (con un atto di intervento “ad adiuvandum”) attraverso l’avvocato Fernanda Quaranta dell’ufficio legale.

Nel ricorso ci si oppone alla decisione del Collegio di garanzia del Coni che nei giorni scorsi ha rigettato in blocco le istanze dei club di Serie D sancendo di fatto la retrocessione d’ufficio delle ultime quattro squadre dei nove gironi del massimo torneo dilettantistico in virtù della situazione delle varie classifiche al momento dell’interruzione per l’emergenza sanitaria.

Classifiche “cristallizzate” dal Covid

“Stoppando” i campionati per il Coronavirus sono state “cristallizzate” le classifiche annullando le ambizioni del Nardò, che con i suoi 27 punti, a otto gare dal termine del girone H del campionato di Serie D, puntava sulla salvezza, pur passando dai playout.

In città la convinzione è che il calcio neretino sia stato “ingiustamente penalizzato” dai verdetti d’ufficio della federazione. «La società, i tifosi, il Comune e tutta la città – dichiara il consigliere delegato allo Sport, Antonio Tondo – sono aggrappati con le unghie e con i denti alla Serie D, patrimonio non solo calcistico della comunità. Sin dal primo momento è maturata la convinzione che la retrocessione d’ufficio abbia tradito palesemente il merito sportivo della classifica. E sebbene i percorsi giudiziari siano sempre tortuosi e incerti, siamo convinti assieme alla società granata di dover fare tutti i tentativi possibili per difendere una categoria che, va detto chiaramente, non abbiamo perso sul campo».