Nardò calcio: multa da 2mila euro e una gara senza pubblico. Motivo: “espressioni costituenti discriminazioni per ragioni di razza” verso un avversario

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Nardò – Oltre alla sconfitta interna dell’ultimo turno (0-2), il match contro il Picerno ha riservato un altro aspetto negativo per il Nardò. Il Giudice sportivo ha infatti comminato al club granata una multa di 2mila euro più una partita a porte chiuse “per avere alcuni dei propri sostenitori, nel corso della gara, rivolto in più occasioni espressioni costituenti discriminazioni per ragioni di razza all’indirizzo di un calciatore della squadra avversaria”.

La società ha subito preso le distanze da coloro che avrebbero rivolto tali espressioni a sfondo razziale ma “la sanzione è difficile da accettare – si legge in una nota diffusa dal club – in quanto le immagini si commentano da sole”.

“Ripudio totale di ogni discriminazione” “Conoscendo la correttezza e i valori della nostra tifoseria – prosegue la società – che ripudia in tutte le sue forme il razzismo e la discriminazione, rispecchiando per intero i valori dell’intera comunità neretina (insignita del titolo di città dell’accoglienza dal Presidente della Repubblica nel 2016, ndr), respingiamo con fermezza l’idea di chi pensa che i tifosi del Nardò abbiano simili, deprecabili e stolte idee”.

L’episodio al centro del provvedimento è avvenuto nel primo tempo quando, a palla lontana, l’attaccante ivoriano del Picerno Aboubacar Langone avrebbe colpito con una gomitata al volto il centrocampista del Nardò, Pasquale Monopoli (foto). La terna arbitrale non ha ravvisato la scorrettezza.

Non si è fatta attendere, invece, la risposta dei movimenti organizzati della tifoseria neretina, Tabula Rasa e Neretini, che con un comunicato congiunto hanno espresso in modo molto piccato tutto il loro disappunto: “Non accettiamo che la nostra tifoseria venga additata come razzista – si legge – in realtà del colore della pelle di chi scende in campo non ci importa niente. I fischi dei tifosi sono partiti spontaneamente in momenti in cui la squadra avversaria si riversava in attacco – è la loro versione dei fatti – o a causa di atteggiamenti palesemente scorretti, indipendentemente dal colore della pelle di chi c’era in campo, e siamo certi che se sul terreno di gioco non ci fossero stati calciatori di colore, i fischi sarebbero arrivati ugualmente ma non avrebbero sortito assurde conseguenze”.