Collettori, fabbriche, depuratori, discariche: gli indiziati non mancano ma non è detto che siano quelli veri. E’ detto e ripetuto invece, da più voci e da più parti, che nell’aria ci sono sostanze non propriamente gradevoli che comunque non ci dovrebbero essere. Anche perché non è detto che questi fenomeni causino solo cattivi odori; nelle emissioni odorigene ci potrebbero essere anche in agguato sostanze e polveri nocive alla salute di intere  comunità.

In questo periodo c’è una concentrazione preoccupante di denunce e allarmi: da Surbo a Poggiardo, da Muro Leccese ad Acquarica-Presicce-Salve-Morciano di Leuca. In un caso c’è un colpevole incolpevole: l’impianto di biostabilizzazione di Poggiardo, contrada Pastorizze, a ridosso di Giugginanello. Si conoscono anche le ragioni: un impianto simile non può gestire anche i rifiuti umidi, i resti dei pranzi domestici e simili, per capirci. Solo che, in assenza di strumenti a monte (differenziata completa nei 45 Comuni che conferiscono immondizie a Poggiardo) ed a valle (una struttura per il trattamento dell’umido in questa provincia, indietro rispetto alle altre pugliesi), non sembra esserci altra strada che quella di “barare” sul tipo di scarto conferito, come hanno fatto la stragrande maggioranza degli Enti locali del bacino 2.

Ma se a Poggiardo e Giuggianello almeno sanno di che si tratta quando storcono il naso per la puzza, e per maggiori cautele vedranno presto sorgere tre centraline per il monitoraggio aereo, altrove si brancola nel buio. A Muro Leccese un comitato civico se la prende con una fabbrica che ricicla l’alluminio, da cui più volte sono arrivate documentate smentite e prove della regolarità del ciclo produttivo. Peraltro, l’assenza di rischi sanitari è stata avvalorata da poco da un controllo dell’aria durato una quarantina di giorni a cura dell’Arpa puglia, l’agenzia regionale per l’ambiente. Allora chi e che cosa irrita occhi, mucose, fino agli stomaci? Il problema c’è.

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Analoga la situazione, da qualche mese a questa parte, a Presicce e dintorni, dove però non è ancora arrivato l’invocato controllo dei tecnici esperti dell’Arpa. Anche qui un comitato civico non demorde e chiede il rispetto di un sacrosanto diritto: sapere da dove provengono e che cosa causano quei miasmi. Pretendono giustamente una indagine territoriale per individuare la fonte di un fenomeno così inatteso e pesante da sopportare. Monta la protesta, così come monta a Surbo e nei paesi a nord di Lecce.

Va allora data presto una risposta, senza caccia alle streghe (aziende che non hanno nulla a che fare con questi disagi) ma anche senza protezioni interessate nei confronti di chiunque. La tutela della salute pubblica non consente complicità. Si facciano le indagini richieste da parte di chi è pagato dai contribuenti per farle. E si facciano presto, prima che cominci a circolare la voce dove non dovrebbe che il Salento è terra di fetori.

 

 

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