«Muiere e guai, te li tei»: stagione di matrimoni, le doti della moglie nei detti popolari

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SCENE DI MATRIMONI. L’evoluzione del “gran giorno” dagli anni ’60 ai ’70 (foto da www.carusa. it), sino ad oggi. Anche in periodi di difficoltà, il rito del matrimonio aveva precisi riti da rispettare, ad iniziare dall’esposizione della dote

Che l’istituzione del matrimonio nel senso tradizionale del termine sia oggi in crisi, è innegabile: ci si sposa di meno, aumentano le coppie di fatto, le convivenze, le famiglie allargate. Dalla famiglia, così come era intesa fino alla “rivoluzione” socio-culturale degli anni Settanta, si è passati a nuovi modelli di coppia. In estrema sintesi: dalla famiglia alle famiglie. Che si tratti di scelte condivisibili o meno è un altro discorso, che i nuovi modelli siano più resistenti dei tradizionali è oggetto continuo di ricerche e di indagini. Tutto cambia, bisogna prenderne atto. Meraviglia il fatto che intorno al matrimonio resistano i luoghi comuni nei detti popolari, primo fra tutti l’invito a non sposarsi (succede quasi sempre, però, che chi lo fa è in procinto di sposarsi, l’ha fatto da poco o più volte): “Spusàtu ca t’ai, essi te le pene e trasi alli guai”; questo subito, in ogni caso i conti da pagare arrivano poco tempo dopo:”An capu a llu mese, castimi la mujere e ci te la tese”

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