Migliaia di semenzali e 440 innesti sotto osservazione e fondate speranze: le indicazioni della ricerca per salvare gli ulivi e il Salento

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Gallipoli – E’ trascorso del tempo dall’avvio della sperimentazione con fondi europei, statali e regionali ma non è passato invano. Con tutte le cautele del caso, di fronte ad un attacco inedito in Europa come quello della Xylella fastidiosa, sono stati presentati in queste ore i risultati di alcune sperimentazioni condotte dalla ricerca, con la notizia in anteprima di una recente sperimentazione positiva.

Condotta dal Crfsa (Centro di ricerca, sperimentazione e formazione in Agricoltura “Basile Caramia”) e dal Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) di Bari, l’indagine scientifica ha fornito dati giudicati molto incoraggianti sulla possibilità che il Leccino, una delle 1.200 varietà di ulivo,  possa essere impollinato con buona efficacia da FS 17, detta anche Favolosa.

“Un Getsemani nel Salento” dai test di tolleranza

Sono 15mila i semenzali osservati speciali e 440 cultivar utilizzate nella sperimentazione con gli innesti. Sono i dati presentati nel corso della presentazione organizzata da Coldiretti Puglia alla Fiera del Levante del progetto di ricerca e sperimentazione «Un Getsemani in Salento – Xylella Quick Tollerance test”, che vede in prima linea l’azienda Forestaforte di Giovanni Melcarne di Gagliano del Capo, il Crn – Istituto per la Protezione sostenibile delle piante (Ipsp), Università di Bari e Centro “Basile Caramia”.

Gianni Cantele

“Bisogna ridare agli agricoltori le chiavi delle loro aziende e il loro futuro, attraverso i reimpianti, gli innesti e la sperimentazione, privilegiando tutte le piante ospiti appartenenti a varietà per le quali vi sia una evidenza scientifica, anche se non definitiva, su tolleranza e resistenza al batterio. Ciò consentirebbe alle aziende nell’area infetta, al di sotto quindi dei 20Km dal limite di demarcazione, di riprendere l’attività agricola, ha affermato Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Lecce, in apertura dei lavori.

“La recente sperimentazione condotta da colleghi del Crfsa e del mio istituto ha fornito dati molto incoraggianti sulla possibilità che Leccino, notoriamente non autocompatibile, possa essere impollinato con buona efficacia da Fs 17. In attesa di disporre di altre cultivar resistenti, questa sarebbe già una soluzione al problema dell’impollinazione del Leccino”, ha chiarito Donato Boscia (foto sotto), direttore dell’Ipsp – Cnr Bari.

Spiragli per l’area infetta e distrutta 

“Dei 15mila semenzali osservati, numerosi semenzali già a frutto che hanno superato la fase giovanile, di cui 190 asintomatici selezionati ed analizzati con PCR quantitativa, 33 semenzali risultati privi del batterio a 3/4 successive analisi, di cui 23 già riprodotti e pronti per essere sottoposti ai test di patogenicità”, ha continuato il ricercatore, sin dagli inizi – estate 2013 – in campo in questa difficile battaglia.

Si studiano altre varietà “I risultati attesi riguardano nuove fonti di resistenza, nuove varietà, uniche e nate in loco da genitori autoctoni, nuovi genitori locali per attività di incrocio”.

La ricerca allo stato avanzato: i particolari dal direttore Boscia

Gli sviluppi progettuali “Il progetto – ha detto Boscia entrando più nei dettagli – prevede la valutazione e l’ottimizzazione della pratica del sovrainnesto in campo, la valutazione economica delle operazioni complessive per il sovrainnesto, la messa a punto di una procedura rapida per la valutazione della sensibilità varietale in condizioni di pieno campo, la valutazione della sensibilità al batterio della biodiversità varietale, salentina, pugliese e di quella più diffusa ed utilizzata nei disciplinari di produzione delle più importanti Dop italiane e la verifica del grado di fragilità e rischio potenziale (produttivo/paesaggistico) dell’epidemia per altre aree olivicole italiane, oltre all’individuazione di ulteriori varietà resistenti al Disseccamento rapido dell’olivo nel germoplasma mediterraneo”.

Il racconto testimonianza di Melcarne “Nella sperimentazione con gli innesti dalle 270 cultivar iniziali, dalla primavera 2016, si è ora passati a 440 cultivar, a cui vanno aggiunte le cultivar delle altre prove sperimentali”, ha raccontato Giovanni Melcarne, olivicoltore e frantoiano, curatore della “Serra della biodiversità olivicola” a Gagliano del Capo.

Giovanni Melcarne

“Praticamente tutte le piante di Leccino coltivate nelle aree infette del Salento sono innestate su semenzali provenienti prevalentemente dalla varietà sensibile Ogliarola salentina – ha continuato Melcarne – quando tutte le piante di olivo esistenti nelle prime aree focolaio di Gallipoli e Comuni limitrofi (Taviano, Alezio, ndr)sono state esposte a fortissima pressione d’inoculo per minimo 5 anni”. “Alcuni sovrainnesti di leccino di svariati anni (> 10 anni) sopravvivono e resistono bene la malattia seppur sovrainnestati su tronchi delle varietà sensibili locali. I tronchi evidentemente continuano a mantenere la funzionalità vascolare”, ha concluso Melcarne, che è anche agronomo.

Protocollo tecnico regionale e Consorzio Innesti

“E’ necessario che la Regione Puglia definisca quanto prima un “un protocollo” tecnico di utilizzo, in modo da avere riferimenti chiari. L’innesto può rappresentare una speranza per il mondo produttivo olivicolo-oleario, ma soprattutto può rappresentare la speranza della tutela paesaggistica del Salento – ha aggiunto il direttore regionale di Coldiretti, Angelo Corsetti.

Nasce il Consorzio innesti Per questo si è costituito il Consorzio Innesti, ispirato Consorzi Anti-fillosserici nati con legge nel 1901 con lo scopo di diffondere la tecnica dell’innesto per contrastare la fillossera della vite, tra Coldiretti, Unaprol e Consorzio Dop Terra d’Otranto, di cui fa parte un Consiglio scientifico, per mettere a regime una pratica a cui si sono dedicati tecnici ed esperti finora in maniera volontaria e a proprie spese, coadiuvati dal Cnr, che hanno in questi anni sperimentato la pratica degli innesti e sovrainnesti sugli ulivi.

(In alto la Serra della biodiversità olivicola di Gagliano)