Migliaia di partecipanti, centinaia di trattori: gli agricoltori dicono basta a Regione, burocrazia, decreto del governo. “Per la Xylella? Si farà, si vedrà…”

Melcarne: "Qui un tavolo di crisi per programmare, condividere le decisioni, monitorare il tutto". Assemblea lunedì in Provincia

494

Lecce – Due cortei distinti e distanti; qualche scambio di accuse tutto sommato contenute e velate; rimpianti degli iscritti, a molti dei quali è sembrato davvero strano occupare due piazze per dire più o meno le stesse cose. Ma il prossimo appuntamento, il più vicino, è unitario: lunedì mattina sono state invitate dal presidente della Provincia, Stefano Minerva, Sindaco di Gallipoli, a Palazzo dei celestini con tutti i Sindaci del Salento.

Presidente, verranno? “Verranno, verranno”, risponde sicuro Minerva, che ha portato i saluti agli uni e agli altri, divisi da via Trinchese. Ci andranno di sicuro i rappresentanti delle sigle che si sono riunite in piazza Mazzini, Confagricoltura, Cia, Copagri, Alleanza delle cooperative: “Lo abbiamo chiesto noi perché per noi questa di oggi è solo la prima manifestazione; procederemo con presidi del territorio senza tregua”. Nel mirino l’Ispettorato agricolo di Lecce: “Nove mesi per poter fare un espianto non possono essere sopportati”. “Il Salento vuole vivere” dice lo striscione di testa.

Ci saranno anche, per “monitorare e vedere che cosa ne esce”, i promotori del corteo finito in piazza Sant’Oronzo, in cui hanno preso la parola 16 persone, tra dirigenti nazionale e provinciali e rappresentanti di base di Coldiretti e Unaprol. Ma la parola d’ordine è ormai arrivare alle dimissioni dell’assessore alle Politiche agricole della Regione, Leonardo Di Gioia. “Di là – replicano indirettamente – chiedono la testa di qualcuno, ma cosa cambierebbe se la matassa burocratica resta uguale?”.

Solo per interessi politici di parte non si è fatta una manifestazione unitaria”, dice ai suoi un esponente di Copagri. “Ma sono stati loro a sfilarsi, senza mai spiegarcelo, dal documento unitario che avevamo sottoscritto tutti quanti il 22 febbraio”, è la replica di Coldiretti. Si guarda indietro anche se lo slogan del corteo è “Coraggio Salento”.

Guardando avanti si vede invece che c’è tanto su cui lavorare, anche di importante e apparentemente a portata di mano. Il Piano di sviluppo rurale “che non è partito” rimbomba da una piazza all’altra, come i conseguenti 40 milioni per la vicenda Xylella mai spesi. Poi il Fondo coesione dell’Europa, disponibili presso il Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) con 30 milioni “che non sanno come spenderli”. Intanto stanno arrivando altre cartelle dei consorzi di bonifica: “Un’altra beffa!”.

I giudizi sul decreto nato l’altro ieri sera Il giudizio di Confagricoltura è articolato “perché – dicono i maligni – i gilè arancione di Soagnoletti Zeuli hanno avuto i soldi per gli interessi bancari sui mutui contratti”. Si parla dei 5 milioni riservato ai danni per gelate dei primi mesi dell’anno scorso. Ma l’associazione, incalzata anche dalle altre, non può non ammettere che per la Xylella “c’è stato ancora poco”.

Per la Xylella? Si farà” Così, dal grosso imprenditore agricolo di Andria ai dirigenti delle associazioni del Sud della Puglia hanno dovuto ammettere quanto è rimasto ancora fuori dal decreto tanto atteso (se ne parlava già nel luglio 2018): “Adesso si dovrà fare una legge speciale; si dovrà intervenire al momento della conversione in legge del decreto, ci sarà bisogno di un commissario straordinario, si dovranno rendere più facili le eradicazioni, si dovrà mettere mani ai ristori per olivicoltori e per frantoiani”. Tutte rivendicazioni vecchie ma ancora coniugate al futuro.

Il presidenre Emiliano subito dopo il decreto legge governativo, nell’invitare il movimento agricolo a ricompattarsi, ha affermato che “la battaglia continua”, ribadendo la richiesta di 500 milioni per un piano che si occupi di ulivi, ma anche di paesaggio, turismo e lavoro. Di successo (suscitando ironie) ha parlato l’assessore Di Gioia per il quale “aver ottenuto un decreto legge sulla materia delle emergenze agricole è già di per sé un risultato molto positivo”.

Nella poco utile conta dei partecipanti, alla fine la piazza Coldiretti è risultata obiettivamente vincitrice. Ok, ma adesso come se ne esce? Risponde Giovanni Melcarne, di Gagliano del Capo, animatore di un movimento di base “La voce dell’Ulivo”: Se ne esce con un centro operativo permanente con sede a Lecce, perché è la provincia più colpita e perché ci può essere la partecipazione di quanti vivono questo dramma. Un tavolo di crisi per pungolare la politica, prendere decisioni condivise, monitorare l’andamento delle esigenze dei territori, controllato dalla base del movimento agricolo”.