CANTIERE PER I LAVORI DELLA MENSA  CaritasGALLIPOLI. Mentre nel cantiere si stanno ultimando i lavori (foto) della “Mensa della Carità S. Francesco d’Assisi”, don Santo Tricarico,  (che sarà il direttore), coadiuvato dal diacono Antonio Camisa (Parabita) e dai rappresentanti delle parrocchie cittadine, ha riunito gli 80 volontari. L’incontro è avvenuto nella sala parrocchiale di S. Lazzaro. La mensa  sarà  inaugurata il 15 ottobre e fornirà 40 pasti giornalieri: ove, però, le richieste aumentassero, è già pronta un’altra sala.
«I volontari dovranno frequentare, nei prossimi giorni, un corso – precisa don Santo – dopo di che, verrà loro rilasciato il tesserino sanitario che li abiliti alla manipolazione di cibi e bevande». Don Santo, sempre schivo quando parla di sé, non nasconde, però, la soddisfazione per un lavoro che sta per dare i suoi frutti. Nell’incontro con i  nuovi collaboratori li ha ringraziati perché “sarà il loro lavoro a rendere operativa la struttura”. Ha ringraziato anche i benefattori e  il vescovo,  mons. Fernando Filograna, che “sin dal suo primo ingresso in diocesi  ha  sostenuto l’iniziativa, mettendo a disposizione i locali dell’ex episcopio, e poi attivandosi presso la Caritas nazionale, per il reperimento di ulteriori fondi”.
Si inizierà con un pasto serale, e, una volta a regime, si passerà ai due giornalieri. Ora occorre organizzare i volontari: chi nel centro di ascolto, per la verifica dei reali bisogni degli ospiti; chi in cucina; chi nel servizio ai tavoli e chi in segreteria. «Il lavoro, gratuito – precisa don Santo   (ma questo, a onor del vero, i volontari lo sapevano già da prima) – certamente non manca, e quindi  sono sempre ben accolte le nuove adesioni», che nel frattempo continuano ad arrivare. Nella struttura sono già state installate  delle docce per le  necessità degli ospiti, con un guardaroba  per i bisogni più immediati di biancheria. E già si pensa di trasformare la “mensa” in “casa della carità”, che accolga cioè  anche famiglie di  senza tetto. Come inizio, davvero, non c’è che dire.

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