Medici, infermieri, operatori da curatori a curati: l’epidemia falcidia il personale. In provincia già 33 i medici ospedalieri e di base colpiti e fuori gioco

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Gallipoli – Ventitre medici ospedalieri e dieci medici di Medicina generale, quelli di famiglia: era questo ieri il quadro dei sanitari infettati delineato dall’Ordine provinciale dei medici. La Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) ha contato in Puglia 35 medici ospedalieri e 45 medici di base contagiati. Cifre allarmanti. Qui e in tutta Italia dove se ne contano quasi 5mila.

E’ stato spiegato in più occasioni che ad un medico che si ammala, o va semplicemente isolato in quarantena, succede un vuoto: non c’è un altro sanitario pronto a prenderne il posto. C’erano problemi di organico prima dell’epidemia da Coronavirus, oggi quei problemi sono drammaticamente decuplicati.

Le stesse organizzazioni mediche lo hanno segnalato apiù riprese: con i medici di famiglia fuori gioco, va in tilt anche il rapporto con i pazienti che si sentono quasi abbandonati e senza interlocutori. In ospedale non va diversamente: reparti che s’impoveriscono di personale medico e paramedico(anche gli infermieri ad esempio sono falcidiati da infezioni e  quarantene), che stentano ad andare avanti con turni massacranti per chi è ancora attivo, fino al collasso.

Di collasso è “morto” l’ospedale di Copertino, dopo la positività di un medico anestesista che tra contatti diretti con colleghi, collaboratori e pazienti, ha prodotto l’avvio in quarantena di un centinaio di persone. Con pesanti conseguenze di propagazione che si contano ancora oggi.

“Dobbiamo creare una riserva di medici, un numero elevato e al riparo da rischi inutili”, ha del resto annunciato il presidente della Regione Michele Emiliano pochi giorni fa, sostenuto dalla task force coordinata dal professore Luigi Lopalco, avviando subito un reclutamento straordinario di camici bianchi.

L’Ordine dei medici non si è tirato indietro. Col suo presidente, Donato De Giorgi, ja avviato una settimana fa circa la creazione di un elenco di di sanitari pensionati e non da mettere poi a disposizione dell’Asl leccese. “Nella gravissima crisi epidemica attuale i medici e gli operatori sanitari sono coinvolti in un ruolo decisivo e storico – aveva scritto De Giorgi – che deriva da una scelta etica, professionale e di vita, operata insieme al grandissimo sforzo comune di cittadini e istituzioni”.

Contemporaneamente l’Ordine professionale, i sindacati di categoria continuano a sollecitare la fornitura di dispositivi di protezione individuale (mascherine, calzari, tute) da mettere a disposizione anche degli operatori del servizio 118, oltre che di medici di base e infermieri. Una risposta adeguata al bisogno ancora non ci sarebbe stata; una fornitura di mascherine è saltata per problemi del fornitore.

Donato De Giorgi

Tanto che i vertici dell’Ordine dei medici hanno reiterato pochi giorni fa una lettera ai dirigenti dell’Asl ribadendo le due necessità che restano primarie: la disponibilità concreta di protezioni individuali e l’opportunità di eseguire tamponi diagnostici in maniera estensiva, a cominciare dagli operatori sanitari che operano nei reparti più delicati.

Una indicazione che l’Asl sembra voler mettere in pratica. Insomma, va scongiurata questa tendenza di ospedali che diffondono la malattia tramite i positivi che vi operano, finendo per avere sempre meno persone al lavoro perché a loro volta contagiati o sospetti. Proprio ieri si sono verificati i primi episodi simili anche in strutture private della provincia.

Che questo sia il rischio più grave – non poter più rispondere a chiamate di soccorso per mancanza di personale medico – lo hanno ben messo in rilievo alcuni medici che lavorano in Lombardia nel quadrilatero Lodi, Pavia, Lecco, Monza. In una video conferenza rintracciabile su You tube durata due ore e mezzo, hanno raccontato i drammi vissuti allo scoppio dell’infezione.

Non solo la rincorsa infinita a trovare posti letto e apparecchiature, ma anche l’esigenza di percorsi “puliti”, senza cioè pericoli di contagio. Trovare risorse professionali ed assicurarsi che non si infettino né infettino altri negli spostamenti, nei contatti, nel vestirsi, è diventata la prima necessità in assoluto ormai da tempo.

“Prime le zone pulite, con quarantenati e negativi; solo dopo viene l’aspetto clinico: altrimenti, è una battaglia perduta per carenza di personale”, hanno sottolineato i medici lombardi. “Fino a due settimane fa non ne parlavamo neanche, adesso è diventato l’argomento centrale da cui dipende tutto. Come poter tornare a casa in sicurezza, ogni giorno”. Un consiglio da seguire alla lettera.