Matino, i lavoratori del Mercatone Uno chiedono “lavoro e dignità”

Stato di agitazione degli addetti

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Matino – La cassa integrazione, certo, ma sopra ogni cosa il posto di lavoro. È quanto chiedono a gran voce le lavoratrici (sono soprattutto donne) del punto vendita di Matino della catena Mercatone Uno, a casa dallo scorso 25 maggio senza neppure una comunicazione ufficiale.

Questa mattina i 46 addetti del magazzino si sono ritrovati davanti ai cancelli per fare il punto della situazione e programmare il da farsi. «Ci sentiamo invisibili, non sappiamo chi siamo: non lavoriamo, non siamo stati licenziati né siamo in cassa integrazione. È una situazione intollerabile per noi che abbiamo le famiglie sulle nostre spalle in molti casi quale unico stipendio», fanno sapere. La quasi totalità sono lavoratrici di Matino, alcune della quali con pregresse esperienze di cassa integrazione in famiglia (non mancano i mariti espulsi dal ciclo produttivo del calzaturiero).

Le notizie che giungono da Roma, dove lunedì scorso c’è stato un incontro al Ministero, e da Bari, con la “task force” regionale, fanno sperare ma la paura di tutti è che il tempo non passi invano. Il fallimento della “Shernon holding”, società che nell’estate 2018 aveva acquisito 55 punti vendita della catena di distribuzione (ovvero la maggior parte), ha fatto perdere il lavoro a 1.800 persone, tra le quali 256 pugliesi, 123 dei quali finora impiegati nei centri commerciali di Matino (46), Surano (35) e San Cesario (42).

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Ora la speranza è quella che possa essere nuovamente concessa dai tribunali fallimentari l’amministrazione straordinaria della società per permettere l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Ma alla lunga si punta alla riapertura del bando di aggiudicazione della società, confidando nell’interesse di quegli investitori esclusi dal primo.

«Sapevamo che la situazione non era delle migliori, ma è umiliante sapere di aver perso il posto da  Facebook. Solo il nostro direttore ci ha avvisato. Abbiamo pure accettato la riduzione dell’orario settimanale da 38 a 20 ore, ma tutto è stato vano», fanno sapere i lavoratori. A quella di oggi seguiranno altre iniziative, anche in rete con le altre sedi vicine di Surano e San Cesareo. In quest’ultimo caso la situazione è pure peggiore visto che, non avendo pagato i canoni d’affitto, “Mercatone uno” ha pure perso la sede.

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