Mar Ionio inquinato, due facce della stessa medaglia?

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Dal duplice risvolto l’esito del monitoraggio che nel luglio ‘19 è stato effettuato sulle coste del Mar Ionio (il bacino più profondo del Mediterraneo con valori in più punti superiori a 4.000 metri) da “Goletta Verde”, il battello ambientalista che sin dal 1986 naviga lungo i 4.000 km delle coste italiane al fine di sottoporne i litorali a un’accurata analisi finalizzata a stimare il relativo stato di salute e a denunciare gli abusi in loco perpetrati, così promuovendo buone pratiche di gestione del territorio.

In esito a quel monitoraggio è difatti risultato che le acque dello Ionio, scarsamente soggette a ricambio marino in quanto cinte da litorali costieri su ben tre dei quattro versanti, pur se poco inquinate da sostanze chimiche, sono degradate da un pronunciato inquinamento batterico (o microbiologico) ben superiore a quello dei Mari Tirreno e Adriatico.

In termini pratici, pur dinanzi alla quasi assente degradazione delle acque da pesticidi come il DDT, da metalli pesanti come il mercurio o il piombo, da idrocarburi, da plastica e da polisterolo, è stata riscontrata una pronunciata presenza di germi patogeni quali la Salmonella, lo Streptococcus Fecalis, l’Enterobacter Intestinalis e l’Escherichia Coli, microrganismi che, pur usualmente convivendo con l’organismo umano, quando provenienti da acque inquinate divengono causa di disturbi fisici vari, dai poco rilevanti nausea e vomito alle ben più serie diarrea emorragica, allergie e intossicazioni con correlati alterazioni fisiologiche e danni cellulari.

La ragione di questa peculiarità delle acque marine ioniche risiede e nella presenza di scarichi illegali e nell’incongrua attività di depurazione dei liquami domestici e industriali da parte dei depuratori dei centri abitati che in tal guisa complicano o addirittura impediscono il potere naturale dell’acqua di autodepurarsi: più precisamente e in parole atecniche, in ragione dell’insufficiente presenza di ossigeno una parte dei microrganismi utilizzati nella vasca a fanghi attivi ove aggrediscono le sostanze organiche del liquame torna in ricircolo invece di sedimentarsi sul fondo; a tale tipologia di inquinamento si aggiunge, anche se in minima parte, quello definito “da materiali visibili”, ossia la contaminazione dell’immondizia dei lidi balneri.

Al fine di congruamente affrontare il problema dell’inquinamento del Mar Ionio al contempo doverosamente salvaguardando l’ambiente e tutelando l’ecosistema, è necessario agire su due fronti.

Da un lato occorre operare sull’inquinamento da sostanze invisibili, cioè agire a livello dei sistemi depurativi, munendoli di validi sistemi di grigliatura (il trattamento di prima fase finalizzato a rimuovere dai liquami il materiale grossolano come pezzi di plastica, legno, prodotti per l’igiene, sassi, carta ecc.) e soprattutto rendendo efficiente la vasca dei fanghi attivi dove l’acqua, prima di essere restituita, subisce un ultimo trattamento finalizzato a eliminare gli agenti patogeni.

Dall’altro, pure necessita sensibilizzare la coscienza individuale delle persone al fine di, se non eliminare del tutto, quantomeno diminuire l’inquinamento da materiali visibili, cioè l’abbandono di rifiuti sia in terra che in mare.

Valeria Leopizzi – Alezio