A Mancaversa la focara “bagnata” e gli antichi riti

1856

TAVIANO. C’è stato solo l’imbarazzo della scelta per la “focara” di Sant’Antonio Abate. Ben due a Taviano, il giorno del santo e quella di Mancaversa, spostata alla domenica. Due “focare”, dunque, entrambe patrocinate dall’Amministrazione. La prima, organizzata per la prima volta, dai volontari della Protezione civile, in largo San Giuseppe, a pochi passi dal poliambulatorio. L’altra, invece, in contrada Santa Marina, presso l’omonima chiesetta del 1704 e organizzata, da ormai molti anni, dall’associazione “Cultura e Salento”.

Sandro Rizzo, il presidente di questa associazione ricorda: «Organizziamo questa “focara”, che fa parte della nostra tradizione contadina, da molti anni. Abbiamo ripreso la tradizione inaugurata da un nostro concittadino, Biagio Alemanno, che la fece per la prima volta nel lontano 1947, al ritorno della guerra e per essere scampato alla morte. Siamo fedeli al detto “Te S. Antoniu tu maiale/se n’esse u Natale/ e trase u Carnevale”».

Prima della “focara” è stata concelebrata la messa da don Francesco  Marulli e don Agostino Bagnato, cancelliere della curia di Ugento e dopo una breve processione con la statua di S. Antonio, sono stati benedetti fuoco e animali. Niente messa alla “focara” della Protezione civile ma, in compenso, tanta musica. Bagnata invece dalla pioggia la “focara” di Mancaversa, in piazza S.Anna, proprio di fronte alla chiesa “Beata Vergine Maria Immacolata”, organizzata dal parroco, don Fernando Vitali. Anche qui prima la messa e poi l’accensione della “focara” mentre si spandeva intorno il profumo della salsiccia arrostita dagli stessi fedeli della parrocchia.

Le antiche tradizioni, devozione al santo, benedizione degli animali e rito del fuoco, sono state ancora una volta rispettate con l’impegno di tutta la comunità cittadina.