Malavita organizzata: colpo alla nuova Scu con oltre 70 arresti. I clan di Galatone e Nardò assoggettati ai Pepe di Lecce

10051

Lecce-Galatone – Un sodalizio criminale ramificato sul territorio in grado di “dettare legge” nella città di Lecce e di ottenere l’assoggettamento di diversi gruppi criminali operanti nelle zone di Surbo, Squinzano, Galatone, Nardò e nelle marine adriatiche.

Questo il profilo del “clan Pepe” come delineato dagli investigatori della Squadra mobile di Lecce che dalle primissime ore della giornata hanno condotto l’operazione “Final blow” su disposizione della locale Direzione distrettuale antimafia. All’operazione di stamattina hanno preso parte circa 400 uomini della Polizia di Stato, con il supporto di unità elitrasportate del reparto Volo di Bari ed  unita cinofile.

La “mala” di Galatone 

A Galatone, in particolare, a finire agli arresti sono stati in dieci: in carcere Fabio Lanzillotto (36 anni), Giuseppe Marzano (54), Sebastiano Montefusco (47), Gabriele Russo (28), Guerino Russo (49); ai domiciliari Vincenzo Lancillotto (40), Mattia Marzano (29), Roberto Patera (42), Samuele Prete (25), Susanna Vonghia (54). Ai domiciliari anche Giuseppe Sammito, 41enne di Otranto, e Cengs De Paola, 45enne di Acquarica del Capo (quest’ultimo nome associato anche nell’operazione Tam Tam sulle estorsioni ai gestori di lidi).

A Galatone, Giuseppe e Mattia Marzano risultano entrambi coinvolti nel tentato omicidio del 2012 in piazza San Demetrio ai danni di Marco Caracciolo. Nel novembre 2016 la Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio, le condanne già confermate in secondo grado dalla Corte d’Appello di Lecce nei confronti dei due così come per Antonio Marzano (fratello di Mattia), Antonio Patera (detto “Gregorio”) ed anche per Fabio Lanzillotto (detto “Parrucca”).

I nomi storici neretini

Tra le 110 persone indagate nell’operazione “Final blow” ci sono anche i neretini Marcello Dell’Anna e Giuseppe Durante di Nardò, nomi storici della Scu salentina.

Saulle Politi

Tra gli indagati a piede libero spicca il nome del 48enne di Monteroni Saulle Politi, già al centro di numerose inchieste e spesso collegato alla gestione degli affari sporchi per il clan Tornese lungo l’asse con il clan Padovano di Gallipoli (asse più volte confermato anche dal collaboratore di giustizia Tommaso Montedoro di Casarano).

Il rito dell’affiliazione

Gruppi emergenti ma con rituali antichi, visto che alcune intercettazioni hanno confermato almeno due rituali di affiliazioni condotti dai “capi famiglia” con i tratti caratteristici della storica “sacra corona unita”, utili per rafforzare il potere e rendere ancora più marcati i tratti identitari del “clan”.

Le principali attività criminali quelle della gestione dei canali di approvvigionamento delle sostanze stupefacenti, la successiva vendita al dettaglio, le estorsioni e il controllo del gioco d’azzardo. Nel corso delle investigazioni  sono state documentate cessioni di eroina e cocaina per svariati chilogrammi e sono state sequestrate alcune centinaia di kg di marijuana. È stata, inoltre, sequestrata una pistola con relativo munizionamento perfettamente funzionante.

Le infiltrazioni a Lecce

Sono emersi elementi relativi al tentativo da parte del clan di influenzare l’operato di amministratori locali (con le minacce ad assessore comunale leccese) al fine di assicurarsi le relative autorizzazioni per organizzare eventi e spettacoli in un’area oggetto di concessione comunale a Lecce, il bar e il parcheggio di Parco Belloluogo in occasione di alcuni concerti. Le mani della mala sono state accertate anche nella gestione dei servizi di sicurezza e delle attività commerciali.

Le indagini sono partite alla fine dell’anno 2017 con l’intercettazione di una lettera proveniente dal carcere il cui mittente è stato poi identificato nell’ergastolano Cristian Pepe. Il lavoro investigativo, durato oltre un anno, ha permesso di accertare la “consolidata egemonia” su Lecce del clan facente capo ai fratelli Cristian e Antonio Pepe (quest’ultimo meglio noto con il soprannome di “Totti”), considerato egemone in tutta la provincia con rapporti “consolidati” con le organizzazioni criminali brindisine curati soprattutto da Antonio Pepe e d alcuni affiliati più vicini quali Antonio Marco Penza, Valentino Nobile, Stefano Monaco e Manuel Gigante.

Le bische clandestine

Antonio Pepe

Forte l’interesse del clan nella gestione delle cosiddette “bische clandestine”, con l’acquisizione del 40 % degli introiti ed il tentativo di Antonio Pepe di condizionare, in suo favore addirittura i risultati di giochi gestiti dal monopolio di Stato cercando, attraverso pressioni, di ottenere agevolazioni nelle vincite per gli appartenenti al clan ed i loro familiari. Allo stesso clan viene imputato l’attentato incendiario del 30 agosto 2017 ai danni del comandante della Stazione dei carabinieri di Surbo.