Malavita organizzata, chiesti più di 500 anni per la nuova Scu decapitata con l’operazione “Final Blow”. Molti i nomi di Galatone

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Tribunale di Lecce

Lecce – Ci sono anche nomi di noti pregiudicati galatonesi tra gli imputati gli oltre 40 imputati coinvolti nell’operazione “Final Blow” condotta il 26 febbraio 2020 dalla Squadra mobile di Lecce. Il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Giovanna Cannarile, ha invocato nel totale quasi 500 anni di carcere per gli uomini del clan, ritenuto la “nuova Scu”, che a vario titolo dovranno rispondere dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, violazione della legge sulle armi, associazione finalizzata al traffico di droga ed esercizio aggravato e partecipazione al gioco d’azzardo.

L’indagine della Dia portò alla decapitazione dei vertici della criminalità leccese, con interessi sugli affari di droga e sulle estorsioni ma anche sulla gestione del Parco di Belloluogo, nell’affissione dei manifesti elettorali, nel settore del gaming, nella vendita del caffè e di macchinette per la distribuzione di bevande. Il clan trovava ramificazioni tra Lecce, Cavallino e Melendugno, Campi Salentina, Salice Salentina, Surbo, Squinzano, Caprarica, ma era in grado di ottenere l’assoggettamento di diversi gruppi criminali operanti anche a Galatone, Nardò e nelle marine adriatiche. Rapporto consolidati sono stati scoperti anche nel Brindisino e con cosche calabresi.

Le richieste di condanna

Le pene più pesanti sono state invocate per Cristian Pepe (36 anni), Luigi Buscicchio (63) e Antonio Marco Penza (37), Antonio Pepe (59), tutti di Lecce e tutti a 20 anni; poi Pasquale Briganti (51) a 16 anni e sei mesi; Manuel Gigante (39) di Lecce a 16 anni e 8 mesi; Stefano Monaco (30) di Copertino a 16 anni.

Diversi i nomi di Galatone: 13 anni e otto mesi ciascuno sono stati chiesti per Sebastiano Montefusco (47 anni) e Guerino Russo (49); otto anni e quattro mesi per Gabriele Russo (28); sei anni per Susanna Vonghia (54); sette anni per Giuseppe Marzano (54); tre anni e sei mesi per Antimo Marzano (36); tre anni per Vincenzo Luigi Lanzillotto (40).